REDAZIONE PRATO

Caos metalmeccanici. Ancora uno sciopero

Mancato rinnovo del contratto. Mercoledì 18 dicembre il corteo. partirà da piazza delle Carceri. con arrivo a Confindustria.

Il 18 dicembre sciopero con manifestazione Fim-Fiom-Uilm a Prato per il rinnovo del Contratto nazionale metalmeccanici

Il 18 dicembre sciopero con manifestazione Fim-Fiom-Uilm a Prato per il rinnovo del Contratto nazionale metalmeccanici

Il 18 dicembre tornano a scioperare i metalmeccanici. otto ore di astensione dal lavoro e una manifestazione che partirà alle 9 da piazza Santa Maria delle Carceri e si concluderà in via Valentini, sotto la sede di Confindustria Toscana Nord. Cgil Fiom, Fim Cisl e Uilcm dopo sei mesi di trattative hanno deciso di abbandonare il tavolo con Federmeccanica e Assital che secondo la nota diffusa dai sindacati "vogliono cambiare le regole del modello contrattuale (come successo a Prato con la disdetta da parte di Confindustria locale del contratto territoriale), non riconoscendo l’aumento salariale di 280 euro per i prossimi anni che tutelino il potere di acquisto delle persone, ma anche scaricare i costi della crisi solo sulle spalle di lavoratori e lavoratrici, senza che sia stata valutata positivamente la nostra richiesta di riduzione dell’orario di lavoro che invece permetterebbe di affrontare una situazione industriale molto difficile". A Prato i lavoratori del settore metalmeccanico sono circa 3 mila di cui 600 impiegati in aziende metalmeccaniche iscritte a Ctn.

Le ragioni dello sciopero sono riassunte in diversi punti: nessun aumento certo nel contratto nazionale ma tutto legato all’andamento inflattivo. Chiesto il peggioramento della clausola di salvaguardia posticipando di 6 mesi parte dell’aumento sui minimi. Nessuna volontà di rendere efficaci gli aumenti contrattuali, per impedire l’assorbimento dei superminimi.

Nessuna riduzione dell’orario di lavoro e nessuna volontà nel regolare lo smart-working.

Nessuna disponibilità a riconoscere permessi per conciliare tempi di vita e di cura dei figli e genitori. Nessuna garanzia per i lavoratori in caso di cambio appalto.