I carabinieri hanno ricostruito la complessa vicenda
I carabinieri hanno ricostruito la complessa vicenda

Santa Croce, 8 aprile 2018 - Alla fine oltre le botte con un manico di scopa, ci furono anche le coltellate alla quali l’ormai ex consuocera si riparò con le mani rimettendoci un tendine e riportando ferite di cui ha pagato le conseguenze per mesi (ebbe una prognosi di 40 giorni). Quasi un’intera famiglia è finita a processo in tribunale a Pisa per l’ultimo atto di un’escalation di violenza che – nella fase conclusiva – si allargò ai genitori della coppia.

Siamo a Santa Croce ed è il febbraio del 2014 quando una giovane donna chiama i suoi familiari perché il marito la sta maltrattando ancora una volta: spinte e schiaffi per futili motivi. Lo faceva anche quando lei era incinta facendola cadere a terra e tirandole i capelli (2012).

Ma ora, davanti al piccolo di pochi mesi, gli episodi si sono fatti anche più cruenti: con una raffica di calci allo sterno le ha causato lesioni guaribili in 20 giorni. La richiesta di aiuto alla mamma e al fratello accendono la miccia ad un clima già teso e avvelenato. Quando arrivano i «rinforzi» a casa c’è anche il padre di lui e le parole, tra minacce e offese, lasciano spazio solo ai pugni. Il processo, a cui in quattro - tutti esclusa la giovane mamma vittima di maltrattamenti - sono chiamati a vario titolo a rispondere farà chiarezza sui profili di responsabilità penale. Ma è evidente, nella ricostruzione della Procura, come quello fu un pestaggio in piena regola tra le parti. Anche mamma e fratello della giovane maltrattata - 57 anni lei, 25 il figlio, entrambi difesi dall’avvocato Francescopaolo Arnò - si dettero da fare, causando al marito violento della donna (lui a giudizio anche per maltrattamenti in famiglia) lesioni al volto, ad una spalla, ad un braccio ed una frattura delle ossa del naso per cui i sanitari gli riconobbero 21 giorni di prognosi. Poi babbo e figlio - rispettivamente di 63 e 37 anni - passarono dai calci e pugni all’arma da taglio alle spese della «parte» avversa.

Fu la consuocera, appunto - all’esito degli accertamenti medico legali chiede un risarcimento di 50mila euro - a riportare le ferite più importanti perché su una mano in particolare alcuni danni sono rimasti permanenti. Di questo specifico episodio deve rispondere solo il padre dello sposo. A tutti, tranne che al fratello della giovane mamma, viene contestata nel capo d’imputazione anche la recidiva specifica infraquinquennale. A tutela delle parti offese nella fattispecie dei maltrattamenti in famiglia (per non rendere la giovane mamma identificabile) omettiamo le generalità delle quattro persone che dettero vita ad un karaoke di violenza in cui «cantarono» oltre le mani anche legni e punte affilate.