I dipendenti della «Artoni Trasporti» in un presidio a Campi Bisenzio nei giorni scorsi
I dipendenti della «Artoni Trasporti» in un presidio a Campi Bisenzio nei giorni scorsi

Pontedera, 25 febbraio 2017 - Ripercussioni anche in Valdera per la mancata acquisizione di Artoni Trasporti Spa da parte della società Fercam. Il gruppo di Reggio Emilia, che in Toscana ha due sedi (Pontedera e Calenzano, 100 addetti tra dipendenti e indotto) è da mesi in crisi finanziaria: la svolta doveva arrivare con la vendita, per 60 milioni di euro, al gruppo Fercam, colosso della logistica con base a Bolzano, ma l’affare è saltato quando si è interrotta la trattativa con i sindacati sugli esuberi di personale (170 dipendenti).

Ora è scattata la corsa ad una soluzione che vede in campo la Regione Toscana che – annuncia – chiederà un forte impegno da parte del Ministero dello Sviluppo economico al tavolo fissato a Roma per il primo marzo.

Il consigliere per il lavoro del presidente Rossi, Gianfranco Simoncini, ha scritto al Ministero in vista dell’incontro romano per sottolineare i problemi che riguardano la Toscana. Non solo, Simoncini che ieri ha incontrato le organizzazioni sindacali e i rappresentanti dei Comuni di Pontedera e Calenzano, (rispettivamente l’assessore Marco Cecchi e il vicesindaco Enrico Panzi), ha informato che per la prossima settimana convocherà una riunione con i rappresentanti del Consorzio For Service e delle due cooperative Arva e Alc che lavorano per Artoni in Toscana e che, in seguito al blocco della trattativa con Fercam, hanno lasciato a Pontedera 23 lavoratori senza occupazione e senza notizie sul loro futuro, con problemi anche su Calenzano.

«I lavoratori non sono licenziati – dice l’assessore pontederese Cecchi – Ma sono in un pericolso limbo: non riscuotono e non sanno cosa accadrà al loro posto di lavoro. Famiglie che non hanno neppure ammortizzatore sociale». In quella riunione, alla quale saranno presenti anche i rappresentati delle istituzioni interessate, Simoncini, per conto del presidente Rossi, chiederà alle tre aziende la garanzia del mantenimento dei posti di lavoro e di prospettive per il futuro dei lavoratori.

«Alcuni di questi, tra l’altro – spiega una nota – vivono una condizione di particolare fragilità in quanto immigrati e quindi impossibilitati a contare su qualsiasi forma di sostegno al reddito da parte delle loro famiglie». Dopo aver incontrato le aziende, saranno riconvocate le organizzazioni sindacali.