Eugenio Giani e Susanna Ceccardi
Eugenio Giani e Susanna Ceccardi

Firenze, 4 luglio 2020 - Susanna Ceccardi lavora per colmare la distanza, Due punti secondo le previsioni del centrodestra, anche quattro secondo quelle del centrosinistra. C'è ottimismo nella coalizione. "In campo per vincere - ripete come un ritornello Daniele Belotti, coordinatore toscano della Lega - siamo carichi, appassionati e convinti: il ribaltone storico in Toscana si può fare davvero". Non mancano le spine nel centrodestra a partire dalla consapevolezza della potenza del motore. A quanti cilindri sarà?

Eugenio Giani prova a ripartire dopo l'uno-due che ha fatto rizzare i capelli anche tra i suoi. Prima la battuta sul piano dei rifiuti e i carri armati per arrivare a una definizione virtuosa della questione scarti che assilla la Toscana, poi la frase "Ceccardi è al guinzaglio di Salvini" che ha macchiato la primissima fase della sua campagna elettorale post Covid-19. Dalla sua parte ha la consapevolezza che il colosso toscano Pd ancora non si è messo in moto e che Italia Viva sta facendo le prove di radicamento con le presentazioni del libro di Matteo Renzi. Ma anche Giani, come se non bastassero gli scivoloni, ha qualche problema da risolvere nel centrosinistra.

Vediamo quali sono i nodi da sciogliere.

Centrodestra

1. La Lega ha messo la quarta, gli altri partiti sono al palo. Forza Italia e Fratelli d'Italia ancora non hanno dato prova della loro presenza, se non per formalità e per 'accademia'. Fino a quando? E perché?

Lo scenario è fin troppo chiaro  e le ferite ancora aperte. C'è una frase che non può essere cancellata con il 'volemose bene'. E' quella che disse il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani al nostro giornale: "Ceccardi? Ci sono anche candidati migliori". Alla Lega non è andata giù tanto che da allora Salvini ha rafforzato la convinzione di candidare per tutta la coalizione proprio Ceccardi, ma era quello che davvero pensava Forza Italia. E anche il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d'Italia. Ma la partita  si è giocata col risiko dei nomi anche di altre cinque regioni e la Toscana è rimasta in 'quota' Lega. Susanna, la 'leonessa' di Cascina era il nome da giocarsi fino in fondo e così è stato. Ma gli alleati? Quali sono gli atteggiamenti che terranno azzurri e fratelli? Entreranno in campo davvero con tutta la loro esperienza e forza propulsiva? Forza Italia ha i quadri dirigenti più formati in Toscana ma voti in ribasso, Fratelli d'Italia ha un potenziale di voti da doppia cifra per le Regionali ma sperava di mettere un suo nome nella sfida a Giani. Insomma due partiti che possono e devono far sentire tutto il loro peso. "C'è condivisione e la convinzione che l'unione fa davvero la forza - ha detto al momento della candidatura ufficiale Ceccardi - altrimenti non avrei accettato il mandato". Nei prossimi giorni si verificherà quanto gli alleati della Lega ci credono,  quando la coesione non è solo di facciata e tenuta insieme con il mastice del 'proviamoci'. 

2. Ceccardi deve avere l'abilità e la strategia adeguata anche a far risuonare corde diverse dai soliti suoni sovranisti. C'è una larga fetta di elettorato di centrodestra che è moderato e liberale. Riuscirà l'ex sindaca di Cascina a parlare anche a questa quota mettendo da parte i temi e i toni forti della Lega? Riuscirà a mitigare la voce sovranista per miscelarla con quella che parla più al centro che alla destra? In soccorso a lei dovrebbe venire la lista del presidente accreditata di un 3 per cento di voti (non poco) formata da associazioni e imprenditori e personalità della società civile. Uno sguardo più al centro è sicuro. Perché sennò nasce?

Centrosinistra

1. L'ulivo geneticamente modificato che si sta creando nella coalizione che sostiene Eugenio Giani rischia di essere  un mostro politico oppure, come auspica lo stesso candidato presidente, una "risorsa"  che copre tutti gli scenari del centrosinistra. C'è il Pd che deve tirare avanti la baracca. Il maggior partito della Toscana, secondo le previsioni che ha in mano e secondo quelle del centrodestra. Deve ancora mettere risorse, idee e persone in questa campagna elettorale. Sono gli ultimi giorni di confronto  interno nei dem tra segreteria, dialogo con i segretari territoriali e direzione. Dal Pd si aspetta la preparazione del programma unitario da far sottoscrivere a tutti gli altri raggruppamenti.

C'è Italia Viva. Tanto Renzi, pochi tutti gli altri. Il leader sta girando tutt'Italia per presentare il suo libro (venerdì era a Prato), ma il giovane partito creato all'ultima Leopolda, quella del decimo anno, ancora non ha messo salde radici territoriali. E gli altri esponenti che fanno? Stefania Saccardi sta tirando il fiato dopo la lunghissima stagione di stress per la gestione della sanità toscana durante l'emergenza Covid-19. Lei è la coordinatrice toscana del partito. Deve ritrovare la voce dopo che ha lavorato tanto ma ha potuto parlare poco durante il lockdown perché l'unica modulazione di frequenza era quella che usciva da palazzo Sacrati Strozzi. Titta Meucci, Stefano Scaramelli e Massimo Baldi sono gli attuali consiglieri regionali. Con Italia Viva potrebbero fare liste comuni Demos di Lorenzo Marchi, assessore della giunta pratese di Biffoni e il Psi di Angelo Zubbani e anche Più Europa. Italia VIva potrebbe ripartire in camper in lungo e in largo per la Toscana accendendo subito l'aria condizionata.

C'è poi il terzo polo, Sinistra civica e ecologista formata da Articolo uno, 2020 a sinistra e Comunità civica toscana. Simone Bartoli, coordinatore regionale di Articolo Uno in sede di presentazione ha sottolineato che il voto a questa lista è utile per battere la destra xenofoba ma "anche per mettere fine alla fase del renzismo". Alla faccia dell'essere alleati. Giani riuscirà a far trasformare l'alleanza mostruosa in sinergia virtuosa? Non è facile. C'è poi la lista del presidente anche se non si può dire secondo Giani. Vicinissima a lui con suoi  uomini di fiducia e poi Idv, Pli, Pri. Al Pd piace l'idea della lista del presidente, a Italia VIva no. Altra grana per Giani.

2. Acqua sul fuoco bollente. La questione comunicazione di Giani ha tenuto banco per giorni dopo la frase sul guinzaglio salviniano. Ora il clima è più sereno. Ma tra Giani e il Pd sono state ore di autentica tensione. Il candidato governatore rivendica autonomia nella campagna elettorale  e non ha voluto cedere a chi gli diceva di presentare le scuse all'avversaria. Lo staff di Giani, oltre alle consolidate risorse interne, si affida anche all'agenzia Momentum di Milano. Stefano Origlia è il punto di riferimento. Conosce molto bene la Toscana in quanto ha curato l'ultima campagna elettorale di Matteo Biffoni, riconfermato sindaco di Prato ma era  stato anche il consigliere di Roberto Cenni quando, per la prima volta fu scalzato il centrosinistra e venne eletto sindaco di Prato nel 2009 (inoltre si è occupato delle campagne per Giuseppe Sala a Milano e Vincenzo De Luca in Campania). Nelle stanze di Palazzo Panciatichi si dice che l'agenzia vorrebbe fare di più e che nelle ore convulse post frase del guinzaglio siamo stati lì lì dall'abbandono della collaborazione. C'è una carta  in più che la campagna elettorale di Giani potrebbe giocare: l'agenzia Jump di Marco Agnoletti, storico portavoce di Matteo Renzi con il quale collabora tuttora. Lui è pronto a dare una mano, lo ha già fatto sapere proprio per il gusto della sfida, proprio per il risultato da portare a casa. E' stato lui l'asso nella manica di Stefano Bonaccini, è stato il consigliere dietro le quinte della campagna elettorale vincente per le scorse elezioni regionali emiliane. Agnoletti ha ripetuto sempre a Bonaccini: vola basso, parla dei problemi della regione e delle possibili soluzioni, presentati come candidato del territorio e mantieni le distanze dal Pd. Parole sante? Vincenti di sicuro. E potrebbero tornare utili anche a Giani.