Eugenio Giani e Susanna Ceccardi (New Press Photo)
Eugenio Giani e Susanna Ceccardi (New Press Photo)

Firenze, 20 settembre 2020 - I sette candidati presidente della Toscana hanno tirato il fiato dopo una campagna elettorale unica nella storia dei 50 anni dell’amministrazione regionale. D’estate, dopo l’emergenza pandemia. Ma non sono finiti i messaggi. E le ultime strategie si dettagliano. In campo anche i candidati. Il silenzio pubblico è stato rispettato, ma sono continuate a suonare le chat private. "Votami perché...", "C’è bisogno del tuo sostegno", "Scegli da che parte stare": una valanga di whatsapp.

Le simulazioni e le previsioni si intrecciano. Sono i partiti che cercano di accendere i riflettori sulle possibili ipotesi. Due i riferimenti principali di variabili: voto disgiunto e affluenza. La possibilità di votare un candidato presidente e una lista non collegata è considerata di "nicchia", quasi da addetti ai lavori. Il voto disgiunto lo fa chi è ben informato e sa di non sbagliare davanti alla scheda. Si guarda con più interesse all’affluenza. Una bassa potrebbe avvantaggiare, si dice, il centrodestra se a rimanere a casa fosse maggiormente la popolazione anziana (timorosa del contagio Covid) legata per tradizione al centrosinistra. Ma bisogna vedere anche dove si andrà a votare di più o di meno. Fondamentali sono i collegi di Firenze, Empoli, Prato e Livorno: è qui che si forma la vittoria di un candidato presidente.

L’affluenza è scesa in Toscana dal 95,9% del 1970 al 48,28% del 2015, il dato più basso in assoluto di tutte le tornate elettorali, la prima volta con meno della metà degli elettori. Nel 2005 la soglia era scesa al 71,4%, era la prima volta dell’elezione diretta del presidente della giunta. Con le regionali del marzo 2010 l’asticella scese ulteriormente, trend comune a tutta l’Italia. Gli elettori chiamati in Toscana alle urne erano 3.009.691, ci vanno in 1.827.266, il 60,71%, terzultimi tra le tredici regioni al voto, ed eleggono 55 consiglieri. Il 31 maggio 2015 l’affluenza arretra ancora, per la prima volta sotto la metà degli aventi diritto: 48,28 per cento. Gli elettori chiamati alle urne erano 2.985.690, ma si recano alle urne solo 1.441.504.

Con il futuro presidente della Regione, i toscani eleggeranno anche i consiglieri che andranno a comporre l’assemblea regionale: quaranta in tutto (41 con il presidente della giunta che ne fa parte integrante), lo stesso numero del 2015, quindici in meno rispetto al 2010 e ben venticinque in meno rispetto al 2005. Per la coalizione vincente è previsto un premio di maggioranza variabile: su quaranta seggi, non potrà averne meno di 23 ma non più di 26.

Giani o Ceccardi otterrà più del 45% dei voti? Allora la coalizione che li sostiene avrà diritto ad almeno 24 seggi (il 60 per cento dei quaranta in palio). Se il presidente eletto raccoglie tra il 40% e il 45% dei voti, la coalizione che li sostiene avrà diritto da 23 a 26 seggi: se non li ha raccolti con i voti, le saranno assegnati con il premio di maggioranza. Se nessun candidato ottiene almeno il 40 per cento al primo turno (e si andrà al ballottaggio, ipotesi che appare piuttosto difficile), 23 saranno i seggi assegnati alla coalizione del candidato vincente. In questo modo il presidente eletto sarà ’blindato’: potrà sempre contare su una maggioranza sufficiente per governare.
 

Oggi si vota, dunque: Susanna Ceccardi, candidata per il centrodestra voterà nel comune di Cascina così come Irene Galletti, che corre per il M5s. Eugenio Giani, candidato per il centrosinistra voterà a Sesto Fiorentino (Firenze). A Firenze voterà Tommaso Fattori, candidato per Toscana a sinistra. Tiziana Vigni, che corre con il Movimento 3V, voterà nel comune di San Gimignano. Voterà a Follonica Marco Barzanti, candidato del Pci. In corso per la presidenza della Toscana c’è anche Salvatore Catello per il Partito comunista.
Nei seggi tutto ok nonostante le defezioni delle ultime ore. A Firenze sono stati sostituiti 730 scrutatori e 110 presidenti. Sezioni sanificate. E’ tutto pronto.