Pistoia, ecatombe commercio al dettaglio: "Persi 213 negozi in dieci anni"

Il preoccupante trend inquadrato da Confcommercio. Di contro, lieve aumento dei pubblici esercizi: +25

Saracinesche chiuse non solo nel centro storico ma anche fuori dalle mura

Saracinesche chiuse non solo nel centro storico ma anche fuori dalle mura

Pistoia, 1 marzo 2023 – Nell’arco di un decennio, a Pistoia sono spariti 213 negozi di commercio al dettaglio: un’ecatombe, in pratica. Nello stesso periodo – dal giugno 2012 allo stesso mese 2022 – è leggermente cresciuta la curva dei pubblici esercizi, che sono diventati 25 in più: una consolazione, seppur piccola. Sono questi gli elementi principali che emergono dall’ultimo report stilato dall’Ufficio studi Confcommercio sulla demografia d’impresa nei centri urbani, prendendo in considerazione le attività fuori e dentro il centro storico. Una fotografia di medio e breve periodo che manifesta un trend preoccupante: la progressiva erosione del commercio al dettaglio è un fatto acclarato e la fase ascendente vissuta da alberghi, bar e ristoranti non basta per supplire al dislivello.

Entrando nei particolari, se nel 2012 le imprese legate al commercio al dettaglio nel centro storico erano 517, oggi sono 377 (-27%); un dato nemmeno troppo influenzato dalla pandemia: nel 2019, infatti, le attività erano già scese a quota 419. Segno negativo anche per i negozi fuori dal centro, con le 447 attività del 2012 che sono diventate 374 dieci anni più tardi (-16,3%). In questo caso il covid c’entra ancora meno, poiché il dato intermedio esprime una impercettibile variazione (nel 2019 erano 379). Nel complesso, sommando le attività fuori e dentro il centro storico, il divario è tra i 964 negozi del 2012, contro i 751 del 2022: 213 attività sono sparite (-22,1%).

Un quadro amaro, soltanto parzialmente mitigato dai dati che emergono per quel che concerne il versante dei pubblici esercizi, con alberghi, bar e ristoranti che fanno segnare una risalita. Nel centro storico erano 216 le imprese del segmento, diventate poi 244 dieci anni dopo (+12,96%): un dato incoraggiante, ma pur sempre inferiore alla media 2019 (quando le attività registrate erano 257). Per quanto riguarda la cerchia fuori dal centro storico, se dieci anni fa il dato era di 174 imprese, nel 2022 diventa 171 (- 1,72%), ancora lontano dal picco del 2019 (195 imprese). In generale, sommando tutti i pubblici esercizi, lo scarto che si ottiene è tra le 390 attività del 2012, contro le 415 del 2022 (+ 6,41%). Una "ripresina" minata, questa sì, dalla pandemia.

“Osserviamo – dice Gianluca Spampani, Presidente di Confcommercio Pistoia e Prato – una dinamica alquanto preoccupante rispetto al processo di desertificazione del commercio al dettaglio, con il centro storico che soffre maggiormente. Per invertire quanto prima questa tendenza – ammonisce – occorre accelerare tutti quei processi che possono determinare una tangibile riqualificazione urbana. Il commercio, oltre ad essere tratto identitario del nostro territorio è da sempre spinta per la sua economia ed assolve, con i suoi presidi, ad una vitale funzione sociale. Dunque, se da un lato ci conforta parzialmente la crescita vissuta dai pubblici esercizi, dall’altro è cruciale ricorrere alle risorse di strumenti come il Pnrr – aggiunge –, per scongiurare questa progressiva e pericolosa erosione".

Un orizzonte all’interno del quale devono essere collocati ulteriori fattori di sviluppo: "Il Piano strategico di competitività per le province di Pistoia e Prato – osserva – si colloca proprio in una dimensione di crescita globale che è destinata a contrastare fenomeni come quelli appena descritti. Da tempo insistiamo, inoltre, sui fronti delle competenze e della managerialità: la creazione di una ’Dmo’ consentirebbe di gestire in modo performante i flussi turistici, mentre un distretto del commercio potrebbe qualificare maggiormente tutto il comparto. Il problema economico sta diventando sempre più in fretta questione sociale – conclude – serve intervenire in fretta".

albe