Il dottor Renzo Berti e il gruppo di lavoro
Il dottor Renzo Berti e il gruppo di lavoro

Pistoia, 13 febbraio 2020 - Gli esperti che si stanno occupando del caso dei tumori rari dopo il «cluster» (gruppo), segnalato nel territorio di Casalguidi sono al lavoro, come spieghiamo in questa stessa pagina. A questo proposito, per comodità, ricordiamo, ancora una volta, anche i dati che erano stati comunicati, in autunno, dall’Ordine dei Medici di Pistoia: «Dalla seconda metà del 2017 il distretto territoriale che grava intorno a Casalguidi ha segnalato al Dipartimento regionale, 8 casi di sarcomi dei tessuti molli, concentrati nell’abitato delle frazioni di Casalguidi-Cantagrillo (popolazione di circa 6500 abitanti). Sotto osservazione sono 7 casi rilevati tra il 2014 ed il 2017, mentre 1 è posizionato nel 2006; queste prime rilevazioni hanno portato alla definizione di cluster mostrando un’incidenza superiore di quasi 3,5 volte alla norma (la media statistica è infatti di 23 casi-anno su 100 mila abitanti), mentre nel 2018-2019 non sono stati rilevati casi analoghi, anche se sono giunte ai medici di medicina generale delle segnalazioni da luoghi limitrofi a quelli interessati di Casalguidi - Cantagrillo». Abbiamo posto alcune domande al dottor Renzo Berti, direttore del dipartimento prevenzione Asl Toscana Centro, per fare con lui il punto della situazione. 
Dottor Renzo Berti, a che punto siamo sul caso dei tumori rari a Casalguidi?
«Abbiamo fatto il punto delle verifiche in corso – risponde Renzo Berti, direttore del dipartimento prevenzione Asl Toscana Centro – a conclusione dell’inchiesta epidemiologica, verificando anche le storie delle famiglie colpite e confrontando eventuali elementi simili tra i casi segnalati. Ci siamo incontrati per fare il punto con Arpat, Ispro e Agenzia regionale di sanità».
Che cosa emerge sui numeri?
«Siamo nella fase di verifica dei casi, che vanno collocati territorialmente per capire se sono tutti nella stessa area. Va anche tenuto conto che trattandosi di tumori rari, alcuni possono essere stati diagnosticati in centri ospedalieri specializzati, non nel nostro territorio».
Con quali risultati?
«Nel registro di Ispro, unico soggetto che ha dati reali, non c’è un’incidenza superiore alla norma fino al 2015, mentre negli anni successivi c’è un incremento. Gli ultimi sono del 2018. Nessuno invece nel 2019».
Quanti?
«Sono sei tumori rari dal 2016 al 2018 accertati nella zona, contro i tre che potremmo ritenere una risultanza nella norma. C’è la necessità di approfondire, tenendo conto che il periodo di latenza di questo tipo di tumori è molto alta».
Sono emersi altri casi nei territori vicini?
«E’ una verifica che è in corso».
Ipotesi sulle cause?
«In letteratura scientifica le cause non appaiono chiaramente definibili. Va indagata un’eventuale ipotesi di familiarità. E fattori di criticità sono le radiazioni, che non sono il nostro caso, mentre vanno approfonditi altri ambiti: la presenza della discarica, l’attività vivaistica, per altro non molto intensa nella zona, e l’inquinamento emerso di alcuni pozzi dell’area presa in esame».
Come vi muoverete?
«Verificheremo le storie delle famiglie e dell’attività industriali nella zona, anche risalendo molto indietro nel passato. Non appena ci saranno risultanze le condivideremo con Comune e Regione decidendo le forme di divulgazione».