Samaritani e bastonati: soccorsero un uomo in difficoltà, ora andranno a processo

Secondo i familiari del 57enne quest’ultimo fu definito ingiustamente come un ’senzatetto’. Ora i due responsabili dell’associazione benefica dovranno affrontare il giudizio

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Pistoia, 12 febbraio 2024 – Rinviati a giudizio per diffamazione. Niente di strano, se non fosse che ad essere processati saranno i responsabili dell’associazione "Colonia cristiana" di Pietrasanta, portati in tribunale dai familiari di un 57enne di Pistoia che l’associazione soccorse nel marzo 2021 dopo averlo trovato in stato di difficoltà all’interno della propria auto lungo via Tonfano.

I familiari dell’uomo, che a causa delle condizioni di salute morì un mese dopo all’ospedale di Pistoia, accusano i due volontari di averlo ingiustamente definito "senzatetto", cosa secondo loro non vera.

Di fronte alla querela il pm del tribunale di Lucca Antonio Mariotti aveva chiesto l’archiviazione del procedimento, ma il legale dei familiari dell’uomo si è opposto a questa richiesta e il gip Alessandro Dal Torrione ha accolto l’opposizione disponendo il rinvio a giudizio, con la prima udienza in calendario il 22 aprile.

«Samaritani e bastonati": è questa l’amara sensazione che stanno provando la presidente di "Colonia cristiana" Dina Lazzerini e il vice presidente, nonché suo figlio, Emanuele Battella.

I quali rivolgono ora un appello ai testimoni di quel che avvenne il 19 marzo di tre anni fa, quando trovarono il 57enne in condizioni critiche visto che ai primi soccorritori aveva confessato di non mangiare da giorni.

"Erano stati alcuni cittadini a segnalarci la sua presenza all’interno dell’auto – raccontano Lazzerini e Battella – e la nostra associazione, che oltre alla colonia felina dal 2017 si occupa anche di chi si trova in stato di difficoltà, si è subito adoperata per venire incontro a quel signore. Appena ci siamo resi conto delle sue condizioni abbiamo infatti chiamato subito il ’118’, con l’ambulanza che lo ha trasportato all’ospedale Versilia. Gli avevamo anche promesso che avremmo cercato una sistemazione in albergo grazie sia alle convenzioni stipulate all’epoca con alcune strutture della zona sia alle donazioni effettuate da privati cittadini".

I due volontari hanno ancora impresse le condizioni in cui si trovava il 57enne ("era confuso, pelle e ossa e faticava a parlare"), tant’è che in ospedale gli portarono vestiti e prodotti per l’igiene personale. Ma le condizioni dell’uomo peggiorarono e un mese dopo morì all’ospedale di Pistoia.

«Il nostro – concludono – fu un atto d’amore, da volontari e senza guadagnarci nulla. All’epoca non si fece nemmeno il nome di quell’uomo, non capiamo dove sia la diffamazione. Stiamo vivendo questo rinvio a giudizio come una beffa: chi c’era quel giorno ci contatti, può essere importante".