REDAZIONE PISTOIA

Oltre i nostri ’recinti’. Dal carcere al palco. Un racconto sulla bellezza

Stasera al Manzoni lo spettacolo, per "Immaginati avvocato", diretto da Punzo "Tutti dobbiamo aspirare alla felicità. E la pena deve tendere alla riabilitazione" .

Premessa: non sono né il "dentro" né il "fuori" a contare. Quelli occorre dimenticarli. Per Armando Punzo - regista, drammaturgo e attore, Leone d’Oro alla Carriera Biennale Teatro 2023 - è questa la condizione imprescindibile che contraddistingue la sua Compagnia della Fortezza, oltre settanta detenuti-attori, dal 1988 di stanza nel Carcere di Volterra. Più di trent’anni al servizio dell’arte in un contesto decisamente poco tradizionale che ha generato oltre trenta spettacoli. Ultimo di questi ‘figli’ è "Naturae", che stasera (ore 20.45; biglietti a teatro oppure su www.bigliettoveloce.it) sul palco del Manzoni di Pistoia, esclusiva toscana nonché evento di chiusura di "Immaginati avvocato", settima edizione ideata dall’Ordine degli avvocati di Pistoia realizzata con il sostegno della Fondazione Caript e la collaborazione di Teatri di Pistoia. È con questo pretesto che incontriamo Punzo.

Più di trent’anni a vivere un dentro e un fuori: questo andirivieni fisico ed emotivo l’ha cambiata?

"Siamo a trentasei anni. Dentro a questa esperienza per me totalizzante sono cresciuto in ogni senso. È evidente che ci troviamo di fronte a una particolarità, nei vissuti e nel luogo. Io ho cercato sempre di andare oltre. Fermarsi qui è un limite. In ‘Naturae’ non c’è niente che faccia riferimento al carcere. Questo non è teatro sociale, non è teatro-terapia. Chiamarlo così non fa che imprigionare ancora di più chi vive questa esperienza. Non c’è un ‘noi’ o un ‘loro’".

Parlando di Naturae, lei dice "dobbiamo lavorare per guadagnarci libertà, amore,felicità".

Cosa ostacola il percorso? "Occorre porsi delle domande: sono solo quello che penso di essere, il ruolo che ho? Il mondo è così com’è o lo si può cambiare? Anche attraverso un gioco di immaginazione, pensando a un’altra possibilità di essere umani: siamo il meglio possibile? Credo di no. Noi rispondiamo con il teatro, per dare forma a una nuova possibilità".

Com’è nato il gemellaggio con Immaginati Avvocato?

"È stato un incontro straordinario nato lo scorso anno presentando a Pistoia il mio libro ‘Un’idea più grande di me’ edito da Luca Sossella. Con il presidente dell’Ordine Cecilia Turco c’è stato un bell’incontro, gli avvocati ci sono venuti a trovare in carcere. Mi è piaciuto il loro parlare del senso profondo della loro professione. E così l’idea di proseguire".

A proposito del tema di quest’anno, Diritto e Castigo: quale pena per quale giustizia, esiste davvero una pena che possa definirsi giusta?

"C’è una questione importante, che la pena non sia fine a sé stessa, che non sia solo afflittiva e punitiva. Ce lo dice la Costituzione, ce lo dice la Legge Gozzini che la pena debba tendere a una riabilitazione. Sono appena tornato dal Perù. Sono andato nel carcere Lurigancho, diecimila detenuti. Ho trovato condizioni straordinarie, dentro c’è una compagnia che fa musical, un’orchestra. È un carcere dove si lavora. Ma non basta: lì la pena è solo punitiva. Per loro non esiste nessuna legge Gozzini che permette a chi si comporta bene di avere sostegni in più o premi".

linda meoni