I soccorsi al vivaio Mati (Acerboni/Fotocastellani)
I soccorsi al vivaio Mati (Acerboni/Fotocastellani)

Pistoia, 16 marzo 2019 -  E’ stata eseguita ieri, a Firenze, all’istituto di medicina legale del policlinico di Careggi, dove era stato trasportato, l’autopsia sul corpo di Sokol Rrahishta, l’operaio di 45 anni originario di Scutari, in Albania, rimasto vittima di un tragico infortunio sul lavoro mentre lavorava su una scala a tre metri e mezzo circa di altezza, nei vivai Mati, che si trovano in via Panconi, a Casalguidi. L’esame, disposto su rogatoria dal magistrato che dirige le indagini dei carabinieri, il sostituto procuratore Luigi Boccia, ha lo scopo, qui fondamentale, di capire se si sia trattato di una caduta accidentale oppure se Sokol sia stato vittima di un malore che è risultato poi fatale. Una caduta, mentre era impegnato in un’operazione di manutenzione di una pianta, che ha lasciato attoniti, e stupiti, sia l’azienda che i suoi colleghi di lavoro. Le autorità dell’azienda sanitaria, stanno inoltre procedendo negli accertamenti, avviati subito dopo la tragedia, sulle prescrizioni contro gli infortuni, per verificare se vi siano state violazioni alle norme di sicurezza sul lavoro. Indagato per omicidio colposo, quale atto dovuto in previsione dell’autopsia, è Paolo Mati, quale rappresentante legale dell’azienda, assistito dall’avvocato Cecilia Turco del foro di Pistoia. La relazione sull’autopsia sarà depositata tra sessanta giorni.

I fratelli Mati, come abbiamo già avuto occasione di scrivere dopo questa tragedia, vivono questi giorni con profondo dolore e vicinanza alla famiglia di Sokol, che lavorava in azienda da quindici anni e che lascia la moglie e una figlia adolescente. E’ stato descritto come un uomo amabile, bravo nel suo lavoro, aiutato da un fisico atletico frutto di tanto sport. Prima di arrivare in Italia infatti aveva fatto molta atletica leggera e in Albania aveva frequentato l’università.

Intanto, sono stati fissati i funerali che si svolgeranno lunedì prossimo, 18 marzo, alle ore 10 nella chiesa di San Paolo, a cura del servizio funebre della Croce Verde di Pistoia. Non è una chiesa scelta a caso dalla famiglia di Sokol: in primo luogo perché si attende una vasta partecipazione da parte della comunità albanese che vive e lavora a Pistoia, e la grande chiesa che si affaccia su corso Fedi ha la possibilità di accogliere tutti. E poi, in San Paolo, c’è l’unico sacerdote albanese della diocesi di Pistoia, padre Elia Matija, che celebrerà il rito funebre, e sarà in lingua albanese, come gli è stato chiesto, ieri mattina, dalla famiglia dell’operaio che padre Elia conoscerà in queste ore. In San Paolo, una volta al mese, padre Elia celebra la messa in albanese davanti a centinaia di persone che desiderano partecipare alla funzione religiosa nella lingua della loro terra d’origine e che ora sono pronte a manifestare tutta la loro vicinanza a una famiglia così provata. Dopo la messa, la salma di Sokol sarà accompagnata al cimitero comunale, dove riposerà. Un segno di attaccamento, da parte dei familiari, alla terra dove Sokol aveva trovato un futuro, perché di solito le persone originarie dell’Albania desiderano che il loro ultimo viaggio, si concluda nella terra dov’erano nati.

lucia agati