Montale dopo l'incendio (foto Gabriele Acerboni/FotoCastellani)
Montale dopo l'incendio (foto Gabriele Acerboni/FotoCastellani)

Pistoia, 23 luglio 2017 - Il bosco tra Montale e Santomato è ridotto ad un enorme braciere spento e qua e là ancora fumante. Dov’erano castagneti e pinete, querce e lecci, ora si vede solo un’enorme distesa di cenere e tronchi carbonizzati.

Accompagnati dagli uomini della Vab di Montale, su un fuoristrada antincendio, abbiamo ripercorso la strada tra Settinoro e Campovecchio, che è stata la linea del fronte su cui decine di squadre di volontari hanno combattuto, anche rischiando la loro incolumità, per fermare il fuoco e impedire che l’incendio dilagasse ancor più verso ovest, verso Pian dell’Abate e la collina pistoiese.

«E’ stata una battaglia difficilissima – dice Franco Migliorini, referente della Vab di Pistoia e responsabile della Vab di Montale – abbiamo cercato di impedire che il fuoco valicasse la strada. In oltre trent’anni nella Vab ne ho viste tante, ma questo incendio non lo dimenticherò mai per la velocità del fuoco e per l’insidia della diffusione dei focolai sparsi in una vasta porzione di territorio». Il nostro viaggio nella devastazione prende le mosse dalla zona dell’agriturismo Il Pianaccio, rimasto miracolosamente intatto pur essendo stato circondato dal fuoco da ogni lato. Via via che il fuoristrada si inerpica nella strada sterrata aumenta l’odore di fumo e di bruciato, nonostante i giorni che ci separano dall’incendio.

Per lunghi tratti il fuoco è stato fermato a monte della strada, in certi punti invece ha valicato verso valle. Intorno al rudere di Campovecchio, ora circondato da un deserto di cenere, c’è stato lo scontro decisivo contro le fiamme. Se ancora verso ovest si vedono colline verdi, si deve solo allo sforzo e al grande lavoro dei volontari.

"Avevamo paura – dice Jonhatan Lorenzi della Vab di Montale – ma ci dava conforto e coraggio vedere che i volontari di Misericordia e Croce d’Oro di Montale ci portavano acqua, cibo e frutta durante tutte quelle ore terribili. Sentivamo il sostegno della comunità". Al ritorno verso valle due ciclisti in mountain bike segnalano una ripresa del fuoco. "Nulla di preoccupante – rassicura Migliorini – solo una ceppa fumante in una zona già bruciata".

Il mostro infuocato dai mille tentacoli che ha divorato 370 ettari di bosco è ormai domato, ma ora nuovi rischi si affacciano all’orizzonte come quello di smottamenti e frante alle prime piogge. La morte degli alberi rende infatti più fragile una montagna già molto soggetta a cedimenti. Come se il disastro da poco avvenuto non fosse bastato.