Il post di Facebook scritto da Salvini, con la foto di don Biancalani

Pistoia, 6 novembre 2018 - Era il 28 agosto quando il ministro dell’Interno Matteo Salvini commentava su Facebook la notizia dell’ordinanza di chiusura del centro di accoglienza di Vicofaro, scattata dopo i controlli dei vigili del fuoco. Un post sarcastico, chiaramente rivolto a don Massimo Biancalani, il prete pistoiese dei migranti: "Tempi duri per il prete che ama attaccare me – scriveva Salvini – e circondarsi di presunti profughi africani, ancora un po’ e la canonica scoppiava... Chiuso!". Un post, che ha suscitato moltissimi commenti, tutti al veleno, nessuno dei quali è stato mai rimosso dal profilo del ministro.

E oggi don Biancalani chiede conto di quegli attacchi. Lo aveva annunciato e lo ha fatto, depositando in procura la querela, a firma del suo avvocato Elena Baldi. Querela per il ministro Salvini, ma anche per i 25 commentatori del web, tutti elencati, con tanto di nome e cognome, tramite gli screenshot delle pagine social.

Tre i reati ipotizzati: diffamazione aggravata a mezzo stampa, calunnia, e omissione di atti di ufficio.

"I post – scrive don Biancalani nella denuncia – contengono affermazioni prive di verità e quindi di contenuto palesemente diffamatorio, fatti di rilevanza penale ancor più grave, in ragione dell’alta autorità da cui provengono". E ancora: "Le persone che ospitiamo non sono ‘presunti profughi’ bensì soggetti verificati nella loro provenienza e nelle motivazioni che li hanno indotti a lasciare i paesi di origine".

Se il ministro Salvini ha scritto quei post, consapevole di non dire la verità, la sua condotta configura il reato di calunnia. Nel caso, invece, che credesse di dire il vero, sarebbe accusabile di omissione di atti di ufficio. "Il Ministro dell’Interno, in quanto pubblico ufficiale, è obbligato a presentare denuncia scritta", in caso abbia notizia di un reato perseguibile d’ufficio.