Pistoia, 23 maggio 2018 - Agevolavano gli illeciti finanziari di imprenditori e faccendieri della provincia di Pistoia, favorendo bancarotte fraudolente, evasioni fiscali e trasferimenti illeciti di denaro anche all'estero, arrivati nel corso di dieci anni a venti milioni di euro. Come non bastasse, su tutto questo aleggia l'ombra della 'Ndrangheta calabrese, che secondo gli inquirenti sarebbe stata molto vicina ad alcune delle operazioni contestate. Un procedimento complesso e ramificato, illustrato nel dettaglio dal sostituto procurato della Repubblica Claudio Curreli che, insieme al collega Fabio Di Vizio, ha diretto le due indagini. Tanto ramificato da richiedere due filoni investigativi inizialmente separati, “Pluribus” e “Amici Nostri”, che sono poi confluiti in venticinque arresti di oggi, frutto della sinergia tra Procura, Carabinieri e Guardia di Finanza di Pistoia, nei confronti di persone domiciliate a Pistoia, Firenze, Pescia, Massa e Cozzile, Montecatini Terme, Massarosa, Gioia Tauro, Lamezia Terme, Pieve a Nievole, Quarrata, Scandicci, Capannori, Vicopisano, Novara e Vibo Valentia.

Secondo l'accusa, il centro operativo dell'attività criminale risiedeva a Pistoia: qui aveva base lo studio commerciale in cui tre commercialisti pilotavano gli illeciti finanziari. Le accuse della Procura sono di associazione per delinquere finalizzato all'intestazione fittizia di beni, auto-riciclaggio, bancarotta fraudolenta, usura, estorsione, assunzioni fittizie finalizzate alla truffa ai danni dello Stato, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, evasione d'imposta e falsa fatturazione. Due persone, entrambe residenti in Valdinievole, sono state condotte in carcere, mentre altri ventidue sono stati sottoposti agli arresti domiciliari ed uno all'obbligo di dimora.

Nel corso della complessa operazione sono state confiscate e commissariate otto aziende, con sedi a Pistoia, Buggiano e Montelupo; per una precisa scelta della Procura, le ditte al centro degli illeciti non sono state chiuse per non coinvolgere i dipendenti della attività, del tutto estranei ai reati contestati, che avrebbero così rischiato di perdere il lavoro.

Le imprese coinvolte venivano svuotate delle proprie risorse aziendali in modo fraudolento fino all'insolvenza e, nei casi più gravi, al fallimento. I beni e le risorse tolte alle aziende di partenza venivano riciclate in altre imprese fallite e insolventi, così da poter proseguire l'attività commerciale anche attraverso “prestanome” di comodo. Dentro questa operazione, secondo l'accusa, i faccendieri avevano anche favorito l'illecita permanenza di extracomunitari per ottenere permessi di soggiorno, erogato indennità di disoccupazioni non dovute e ad altro ancora. Gli inquirenti hanno anche evidenziato episodi di usura ai danni di alcuni presunti “soci in affari” da parte di alcuni degli arrestati.

Al termine delle due operazioni sono risultati indagati a vario titolo 163 persone, sequestrati conti correnti e proprietà immobiliari per 36 milioni di euro, sequestrate -ma lasciate in esercizio- otto aziende: un'impresa edile, una di movimento terra, una paninoteca, una tabaccheria, tre pizzerie e un ristorante.

Gli arrestati risiedono in larga parte nella provincia di Pistoia.

Queste le persone colpite a vario titolo da provvedimento cautelare.

In carcere sono finiti Ignazio Ferrante, 52 anni, originario della provincia di Reggio Calabria, domiciliato a Pieve a Nievole, ex commercialista radiato dall’Albo, e Demetrio Caracciolo, 60enne, originario di Reggio Calabria, residente a Massa e Cozzile, imprenditore.

Agli arresti domiciliari:

  • Vincenzo Fera, 64enne, originario della provincia di Reggio Calabria, residente a Serravalle Pistoiese, commercialista;
  • Angelo Alberto Breschi, 73enne, originario della Lucchesia, residente a Pistoia, commercialista;
  • Leonardo Peragine, 31enne, pistoiese, imprenditore;
  • Mirko Citti, 46enne, residente a Massarosa, cuoco;
  • Pasquale Adriano Tropea, 43enne, nato e residente a Lamezia Terme, , imprenditore;
  • Paolo Zuccone, 47enne originario della provincia di Vicenza, residente a Massa e Cozzile, , ragioniere;
  • Massimo Rigione, 47enne originario di Napoli, residente a Pescia, ragioniere;
  • Ciro Colimodio, 57enne, originario di Napoli, residente a Massa e Cozzile, imprenditore;
  • Alfonso Scaturchio, 61enne, originario di Catanzaro, residente a Montecatini Terme, imprenditore,;
  • Franco Bernacchi, 75enne, residente a Pescia, pensionato;
  • Fabio Manolo Cosoleto, 47enne originario di Vibo Valentia, residente a Gioia Tauro, imprenditore,;
  • Marco Cappello, 47enne nato in Germania, residente a Uzzano , operaio;
  • Ugo Vecchi, 74enne, originario di Catania, residente a Firenze, pensionato;
  • Franco Papuzzo, 67enne, nato e residente a Vibo Valentia, di fatto domiciliato a Montecatini Terme, pensionato;
  • Pieraldo Guidi, 62enne, nato e residente a Firenze, pensionato;
  • Marco Ignazio Pili, 68enne, originario di Cagliari, residente a Cascina, rappresentante di commercio;
  • Alessio Arnesano, 47enne nato e residente a Firenze, imprenditore;
  • Emanuele Giacomelli, 53enne, pistoiese residente a Quarrata, imprenditore;
  • Daniele Torracchi, 52enne, nato e residente a Pistoia, imprenditore;
  • Emanuele Borgese, 60enne, originario della provincia di Reggio Calabria, residente a Massa e Cozzile, imprenditore;
  • Paolo Fedi, 48enne, nato e residente a Pistoia, imprenditore;
  • Giuseppe Pacini, 72enne, originario di Prato, residente a Pistoia, imprenditore.

Obbligo di dimora invece per un 53enne originario di Palermo e residente a Pieve a Nievole, imprenditore.