Nel riquadro, il vademecum lasciato dalla prof ai ragazzi
Nel riquadro, il vademecum lasciato dalla prof ai ragazzi

Pistoia, 12 giugno 2019 - «Preferisci lunghe conversazioni di persona alle chat. Stàccati dallo smartphone almeno per un giorno. Vai a una sagra. Oppure a un festival. Alza gli occhi al cielo e goditi in silenzio le stelle. Canta la tua canzone preferita a squarciagola, tutte le volte che puoi. Mangia un gelato, anche da solo. Sii gentile con una persona anziana. E cerca di volerti sempre bene perché, comunque sia andata quest’anno, sei cresciuto e perciò sei ancora più speciale». Punta dritto al cuore e ai valori che più ci fanno «persone» e «adulti» il vademecum in 23 punti che la professoressa di lettere e storia del liceo Petrocchi ha lasciato ai suoi ragazzi congedandosi prima dell’estate.

Non una lista di compiti da fare, ma preziosissime indicazioni sulla vita, con qualche riferimento anche alle faccende più puramente scolastiche, ma allo scopo che siano affrontate solo per il piacere di farle anziché per l’«odiato» dovere: «Vai a visitare un museo e una mostra. Leggi almeno quattro libri e sottolinea le frasi che ti colpiscono, andando a cercare il significato delle parole che non conosci. Passa un pomeriggio in biblioteca a scegliere un libro e leggilo lì per qualche ora. Ogni tanto ripassal’italiano (soprattutto grammatica!) e la storia: male non ti farà». Non mancano i richiami ai sentimenti («tenta di riappacificarti con un amico con cui hai litigato se hai voglia di farlo ma l’orgoglio te lo impedisce», oppure «piangi, senza vergognarti, se qualcosa non è andato come speravi. Poi lavati bene il viso e riparti») e al rispetto per i genitori («collabora nelle faccende domestiche»), oltre che al puro divertimento («fai qualche bagno al mare», «vai a un concerto»).

Non cerca i riflettori la professoressa, che ha scelto di rimanere anonima e che con umiltà non vuole assumersi la maternità di questi ‘compiti diversi’: «L’idea di assegnare questi compiti – ci risponde la prof – non è mia: da anni molti altri docenti la adottano. Mie sono le attività che ho pensato guardando per un anno i nostri giovani così ricchi dentro, ma così pieni di sfiducia nella loro ricchezza interiore. Quello che faccio lo faccio per i miei alunni a cui devo l’energia che mi fa amare questo lavoro così precario. La nostra professione è fatta di quotidianità e anonimato per far crescere le nuove generazioni e mettere loro al centro dell’attenzione di tutti, docenti, genitori e società in generale».