Che il lavoro da remoto non sia necessariamente un ostacolo lo racconta un fatto: nel lockdown loro, i quattro soci che danno vita a El Build azienda pistoiese specializzata in sviluppo software, sono riusciti ad assumere personale. Le difficoltà non sono mancate, ma il lavoro è riuscito lo stesso ad andare avanti una volta trovato l’incastro giusto, come racconta la socia Evelina Agostini: "E’ normale che la produttività per il nuovo inserito abbia impiegato più tempo a decollare di quello che ci avremmo messo in presenza, ma le cose sono andate...

Che il lavoro da remoto non sia necessariamente un ostacolo lo racconta un fatto: nel lockdown loro, i quattro soci che danno vita a El Build azienda pistoiese specializzata in sviluppo software, sono riusciti ad assumere personale. Le difficoltà non sono mancate, ma il lavoro è riuscito lo stesso ad andare avanti una volta trovato l’incastro giusto, come racconta la socia Evelina Agostini: "E’ normale che la produttività per il nuovo inserito abbia impiegato più tempo a decollare di quello che ci avremmo messo in presenza, ma le cose sono andate comunque bene". Per i ragazzi di El Build – oltre ai quattro soci, tre dipendenti, due tirocinanti e un collaboratore – che masticano pane e ingegneria informatica, la strada è stata un po’ più in discesa per la natura stessa del loro lavoro che già si presta ad essere fatto qui e altrove: ma niente era scontato, soprattutto tornare a lavorare in modalità smart working in seguito all’ultimo decreto che "raccomandava" fortemente di mettersi a casa dal lavoro laddove possibile.

"Il lavoro da remoto l’avevamo già sperimentato a marzo – continua Evelina – quasi improvvisando. Ma è stato un test importante che ci ha permesso di perfezionare un metodo preciso, istituendo una serie di consuetudini nella giornata come la riunione serale in videoconferenza per ogni team allo scopo di aggiornarsi sul lavoro fatto in giornata. Per tutto il tempo di lavoro da casa ai ragazzi abbiamo chiesto puntualità e precisione, cercando di mantenere la concentrazione sui progetti ma tenendo comunque ben presente che da casa si lavora con maggior rilassatezza, esposti a molte distrazioni".

Le comunicazioni tra i membri del team avvenivano via telefono e tramite piattaforme specifiche (Zoom o Slack), dove poter creare gruppi, sottogruppi oppure comunicare "viso a viso". Ma la tecnologia delle comunicazioni non era certo materia sconosciuta ai ragazzi, che da sempre lavorano in condivisione attraverso i cloud, spazi di archiviazione personale in stanze… virtuali. Ma com’è andata e come sta andando in termini di rendimento? "Alcuni rendono come se fossero in presenza, altri meno, ma è una evidenza che già sapevamo prima di testarla. Le scadenze coi clienti sono sempre state rispettate, con più o meno precisione dipendente sia da noi sia dai committenti, ma rispettate. La difficoltà è stata quella riscontrata a livello di coordinamento e organizzazione. Questa ha richiesto più tempo di ogni altra cosa".

Rientrati in ufficio a fine agosto dopo il lockdown, hanno proseguito alternando la presenza al remoto per tornare in smart working dopo l’ultimo decreto fino a data da destinarsi: "Abbiamo agito per tutelare i ragazzi e noi stessi. Creare un clima favorevole in cui si lavora bene incentiva tutti a fare più e meglio".

Linda Meoni