Prescrizioni con i post-it: nei guai un medico e rappresentanti della ditta pistoiese

Secondo gli inquirenti, i pazienti invece che in farmacia erano invitati a rivolgersi all'agente di commercio per avere le siringhe riempite di acido ialuronico

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Pistoia, 28 giugno 2018 - E’ IN UNA MAIL scritta da un paziente umbro, direttamente ai carabinieri del Nas, l’incipit della maxi-indagine sui viaggi in cambio dell’acquisto ‘in fabbrica’ dei presidi medici acido ialuronico per infiltrazioni alle articolazioni –, invece che in farmacia, che ha portato all’iscrizione nel registro delle notizie di reato di quindici persone tra medici, agenti di commercio e informatori farmaceutici e rappresentanti dell’azienda del pistoiese (due sono residenti in città) che commercializzava i prodotti.

 

Il paziente segnala l’anomalia riscontrata durante la visita medica dall’ortopedico umbro – in servizio all’Azienda opsedaliera di Perugia, in convenzione con la Usl 1 – «mi diceva che l’acido ialuronico aveva un prezzo elevato e mi proponeva l’acquisto direttamente alla ditta privata». Di lì i militari della salute avviano le indagini, coordinati dalla procura di Spoleto. Il medico infatti – è riportato negli atti – svolge visite private in ambulatori di Marsciano e Todi (da cui la competenza di Spoleto, ndr). E arrivano a contestare, nelle settimane scorse, una serie di ipotesi di reato, riportate nel decreto di perquisizione e sequestro emesso direttamente dal procuratore Alessandro Cannevale. Corruzione, truffa aggravata e evasione fiscale. Secondo gli inquirenti i pazienti, invece che rivolgersi in farmacia erano invitati a contattare direttamente l’agente di commercio dell’azienda per acquistare le siringhe pre-riempite e tutto attraverso ‘post-it’ con le indicazioni della persone da contattare.

 

Un attivismo che al medico sarebbe valso «denaro o altre utilità», viaggi in particolare. Tra le ipotesi di reato viene contestata al medico anche la truffa aggravata perché il professionista avrebbe visitato i pazienti direttamente nel suo studio medico, eludendo il sistema di prenotazione al Cup e danneggiando l’erario al quale non veniva pagato il ticket per la visita ortopedica e l’infiltrazione di acido ialuronico, appunto. Inoltre gli agenti di commercio devono rispondere anche di evasione fiscale: secondo gli inquirenti avrebbero messo in commercio il Promovia, il presidio medico finito nel mirino, a 160 euro la confezione, omettendo la ricevuta al fine di evadere le imposte. Ora il materiale sequestrato nel corso del blitz negli uffici e nelle abitazioni degli indagati è al vaglio degli inquirenti.

 

Il componente del consiglio di amministrazione della ditta di Pistoia coinvolta nell’indagine, è difeso dagli avvocati Andrea Niccolai e Andrea Mitresi del foro di Pistoia mentre la moglie, quale amministratrice dell’azienda, è assistita dall’avvocato Elena Gelli di Pistoia. L’uomo – spiegano dallo studio Niccolai – si dichiara estraneo alla vicenda. Ha già ottenuto il dissequestro del cellulare sul quale gli inquirenti avevano svolto accertamenti. In attesa di conoscere le carte, la linea difensiva percorre un tracciato lineare: l’accusa sostiene che gli indagati avrebbero bypassato Asl e medici per le prescrizioni del prodotto a base di acido ialuronico, commercializzato dalla ditta pistoiese, ma che, secondo la difesa, non è un presidio medico e quindi non è soggetto a prescrizione. Ai coniugi vengono contestati i reati di abuso d’ufficio e false fatture.