Jacovitti protagonista del nuovo evento di "Peccioli per i piccoli"
Jacovitti protagonista del nuovo evento di "Peccioli per i piccoli"
Peccioli (PI), 16 febbraio 2021 – Spazio a una delle colonne del fumetto italiano: il terzo evento della rassegna "Peccioli per piccoli", curata da Cristoforo Moretti, ospita il monumentale personaggio di Cocco Bill di Benito Jacovitti. La mostra propone le 23 tavole originali di una storia intera del 1962 (di cui una ad alta definizione) ed esorta i bambini a giocare con "il Cocco" in ogni modo possibile. Cocco Bill è stato copiato, ridisegnato da generazioni di bambini e oggi le nuove tecnologie permettono giochi, digitali e non, davvero infiniti: un trailer ne propone alcuni, per un personaggio - o forse meglio un amico - veramente fuori dal tempo e quindi immortale. La storia "Cocco Cocco Cocco Bill" è stata pubblicata su "Il Giorno dei Ragazzi" tra gennaio e giugno 1963, su "Eureka" n.128 (1974), su "Cocco Bill" (Milano Libri 1975), su "Jacovitti Magazine" n.15 (1997), su "Il Giorno di Cocco Bill" (Stampa Alternativa 2009) e su "Il mondo di Jacovitti" (Hachette 2017). Benito Franco Jacovitti nasce a Termoli, in provincia di Campobasso, il 9 marzo 1923. La madre, Elvira Talvacchio, aveva lontane origini albanesi, tanto che fino all’età di sei-sette anni Jacovitti parlava perfettamente albanese, che unito alla già fervida fantasia di bambino e al dialetto molisano, lo faceva contare fino a 10 così: onza, donza, trinza, quaraqua, rinza, melaga, dunza, rif, raf e rof. Il padre Michele Iacovitti (notate che la I è diventata J solo per un vezzo artistico) faceva il ferroviere e come secondo lavoro faceva l’operatore in una sala di proiezione cinematografica, cosa che regalò al piccolo Jac la possibilità di vedere centinaia di film. I western erano quelli preferiti. A sei anni iniziò a disegnare le prime storie a vignette sui lastroni di pietra che ricoprivano le strade di Termoli e finì per diventare uno dei più grandi fumettisti italiani di tutti i tempi. www.jacovitti.it/biografia.Per visitare la mostra è sufficiente andare sul sito della Fondazione Peccioliper a questo link.
A.M.