Il rendering del nuovo stadio nel quartiere di Porta a Lucca, al centro della trattativa insieme alla squadra
Il rendering del nuovo stadio nel quartiere di Porta a Lucca, al centro della trattativa insieme alla squadra
di Francesco Paletti PISA L’Atalanta e il Sassuolo, ma anche l’Udinese, uno dei primissimi club a farne una scienza quasi esatta. E guai dimenticare la Juventus, il colosso del calcio italiano che nel 20192020, ultimo calciomercato dell’era pre-Covid, ha realizzato oltre 160 milioni di ricavi con le plusvalenze dei calciatori, cedendo big come Cancelo e Pjanic ma anche talenti come Muratore (cresciuto nel settore giovanile bianconero e passato all’Atalanta per 7 milioni) e giocatori poco conosciuti come Lanini (prelevato per 300mila euro e ceduto al Parma per 2,2...

di Francesco Paletti

PISA

L’Atalanta e il Sassuolo, ma anche l’Udinese, uno dei primissimi club a farne una scienza quasi esatta. E guai dimenticare la Juventus, il colosso del calcio italiano che nel 20192020, ultimo calciomercato dell’era pre-Covid, ha realizzato oltre 160 milioni di ricavi con le plusvalenze dei calciatori, cedendo big come Cancelo e Pjanic ma anche talenti come Muratore (cresciuto nel settore giovanile bianconero e passato all’Atalanta per 7 milioni) e giocatori poco conosciuti come Lanini (prelevato per 300mila euro e ceduto al Parma per 2,2 milioni).

Accanto a questi club, fra qualche anno potrebbe esserci anche il Pisa. O almeno questo è il sogno, ma anche l’obiettivo di lavoro, del finanziere anglo-americano Knaster che nei prossimi giorni chiuderà la trattativa per rilevare il 75% delle quote del club nerazzurro. L’idea, infatti, è di fare del Pisa un laboratorio di "player trading", ossia di compravendita dei calciatori. Juve a parte, una voce sempre più consistente nei ricavi dei club che magari non hanno potenzialità economiche e bacino di pubblico da "big", ma che ormai da anni occupano posizioni di primo piano nel calcio che conta. Per i nerazzurri, peraltro, sarebbe un ritorno alle origini visto che le pagine più belle della sua storia le ha scritte Romeo Anconetani, il capostipite per eccellenza del "player trading" italiano, anche se allora non si chiamava così. Il presidentissimo si basava soprattutto su istinto e il fiuto: è così che all’ombra della Torre sono approdati giovani sconosciuti destinati a diventare fuoriclasse assoluti (da Dunga a Simeone passando per Bergreen, Kieft e Chamot).

Oggi è diventata quasi una scienza: c’è, addirittura chi, utilizzando un set di parametri, ritiene di poter individuare il momento in cui il calciatore atleta può raggiungere la massima valutazione conseguibile nel club di appartenenza. Non funziona sempre. Ma qualche volta sì. In Italia ha fatto da apripista l’Udinese: in origine furono Bierhoff e Amoroso, poi è stata la volta di Sanchez, Handanovic, Asamoah, Quagliarella, Cuadrado, Zielinski. Dal ‘92 ad oggi si stima che la famiglia Pozzo abbia ottenuto 750 milioni di ricavi dalla compravendita di calciatori. Poi è stata la volta dell’Atalanta, che però può contare anche sul miglior settore giovanile d’Italia: 322 milioni di plusvalenze nell’era Gasperini. E guai dimenticare il Sassuolo (basti ricordare le cessioni di Politano all’Inter per 20 milioni e Demiral alla Juve per 18), club molto vicino al Pisa, che utilizza Wallabies, un database basato su algoritmi per classificare e confrontare secondo parametri specifici giocatori di tutto il mondo.

Nel suo piccolo il club nerazzurro ha già provato a muoversi in questa direzione: basti ricordare l’operazione Gori ma anche quelle di Meroni e Marin. Fra poco, però, potrà farlo avendo alle spalle una potenza di fuoco decisamente superiore.