E se una mozione per chiedere lo scioglimento di Forza Nuova firmata solo dal centrosinistra fosse un errore? Il dubbio è venuto anche a Stefano Fassina, deputato di Leu ed ex responsabile economico del Pd. “Ieri ho sottoscritto la mozione per sciogliere Forza Nuova. La legge Scelba del 1952 prevede che, in casi di necessità e urgenza, possa intervenire il governo per decreto legge”, dice Fassina, a ventiquattrore dalla presentazione della mozione che chiede lo scioglimento di Forza Nuova dopo i fatti di sabato scorso.

Draghi e Landini visitano la sede della Cgil dopo il raid di domenica (Ansa)

“L’assalto premeditato alla sede della Cgil conferma l’uso della violenza da parte di Forza Nuova come strumento di attività politica. Quindi, i contenuti previsti dalla legge sussistono e ricorrono anche i requisiti di necessità e urgenza. Tuttavia, è preoccupante l’indisponibilità di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega a votare la mozione presentata da Pd, M5s, Leu Iv e altri”. Su un punto così delicato, dice Fassina, “l’arco parlamentare non si può, non si deve dividere. Sarebbe grave e pericoloso approvare la mozione con una maggioranza risicata, tra l’altro in presenza di un amplissimo arco di partiti a sostegno del governo Draghi. Per i ‘nostri’, il messaggio sarebbe che l’antifascismo, pilastro della Costituzione italiana, è in realtà patrimonio di una sola parte; per i ‘loro’, che noi utilizziamo l’antifascismo in modo strumentale a fini di competizione elettorale. Attenzione, così facciamo danni enormi. Fermiamoci e troviamo un consenso largo, larghissimo, prima di votare la mozione per lo scioglimento di Forza Nuova e delle altre organizzazioni neofasciste”.

E se invece proprio la mozione stessa fosse un errore? Roberto Giachetti, deputato di Italia viva, non firmerà: “Faccio una premessa che può apparire in contrasto con la mia scelta, ma che anzi ne rafforza le motivazioni. Quanto accaduto a Roma è un fatto di una gravità assoluta. L’assalto alla sede della Cgil lo è in modo particolare e tutti dobbiamo auspicare che la magistratura accerti rapidamente le responsabilità (personali) di chi si è reso responsabile di tanta violenza e lo punisca, non in modo esemplare (la giustizia agisce sulla base dei codici non della morale o dell’etica), ma senza fare sconti”.

E allora perché non firmare per lo scioglimento di Forza nuova? “Semplicemente perché penso che una decisione del genere per uno Stato democratico che si radica sulla misura delle decisioni che prende, soprattutto quando incide su materie delicatissime come la libertà, e che nel suo agire deve dimostrare di essere ‘superiore’ e più forte della violenza che gli si riversa contro, vada presa sulla base del diritto e non sulla base dell’emotività o, peggio, della opportunità politica. Non è un caso se gli unici due precedenti non sono maturati per una decisione politica ma a seguito di decisioni della magistratura in ossequio a quanto prevede la legge Scelba”.

Qualcuno, anche tra i costituzionalisti, richiama però l’emendamento approvato nel 1957, secondo il quale lo scioglimento lo può disporre anche il governo in caso straordinario di necessità e urgenza con un decreto legge: “È allora necessario fare un raffronto del contesto storico rispetto al clima e alla realtà degli anni ’70 in cui furono sciolte Ordine nuovo prima e Avanguardia nazionale poi. Ci misuravamo con atti terroristici, la violenza era quotidiana, caddero a terra servitori dello stato come il giudice Occorsio. Qualcuno davvero in buona fede può paragonare quel clima, quelle organizzazioni e quei crimini con i fatti, pur gravissimi, accaduti sabato o, più in generale in questi anni? Si può dire, ad esempio, che se sabato vi fosse stata una gestione dell’ordine pubblico un po’ diversa i manifestanti non sarebbero arrivati alla sede della Cgil e quindi si sarebbe evitata la devastazione che hanno prodotto? Chi ha vissuto in prima persona le tensioni e la violenza degli anni ’70 sa bene quanto quel contesto fosse molto più pesante e pericoloso di quello attuale”.

Eppure, dice Giachetti, “nonostante questo, allora non ci si appellò all’emendamento del 1957, non fu presa una decisione politica, ma si agì dopo le determinazioni dei giudici”. Secondo Giachetti, “la decisione di oggi sarebbe tutta politica, ancor più sulla spinta di una mozione parlamentare, dettata da un fatto emozionale e inquinata dalla volontà di riprodurre uno scontro ideologico che, per fortuna, in quei termini oggi non c’è più”.