Pecore elettriche
Pecore elettriche

Firenze, 26 settembre 2021 - La raccolta firme per l’eutanasia e la cannabis legale hanno superato ampiamente le cinquecentomila sottoscrizioni richieste per indire il referendum. Gli organizzatori dicono anzi nel primo caso di aver raggiunto il milione. Il merito è anche delle firme digitali, tant’è che già c’è chi parla di "Spid democracy": basta accedere con la propria identità elettronica per firmare, senza doversi recare ai banchetti. Bene, bravi, bis, evviva.

Gli strumenti di contrazione del globo, per usare un’espressione di Hannah Arendt, sono preziosi (soprattuto in tempi di emergenza sanitaria), ma presentano anche delle insidie per la salute della democrazia. Il motivo lo ha indicato Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato del Pd, in un’intervista alle Pecore Elettriche, sull’edizione online della Nazione: "Adesso ci sono referendum che aumentano i diritti, ma non dobbiamo escludere che ce ne possano essere altri in futuro che li riducano o addirittura siano contro la Costituzione. Non è sfiducia nei confronti del consenso popolare ma anche i referendum vanno inquadrati nei limiti costituzionali".

Da qui la proposta di Ceccanti: aumentare la soglia minima per la raccolta delle firme, portandola a 800 mila, nonché una verifica preventiva della Corte costituzionale sull’ammissibilità dei quesiti, onde evitare - come accade adesso - che la pronuncia della Corte avvenga soltanto a firme raccolte, con il rischio di frustrare le aspettative dei cittadini. C’è poi un’altra questione, forse più importante, secondo Ceccanti: sarebbe meglio giungere a un controllo preventivo della costituzionalità della normativa che verrebbe introdotta con l’eventuale vittoria del Sì in un referendum, per evitare il conflitto tra volontà popolare e limiti della Costituzione.

I soliti tecno-entusiasti si sono affrettati a gridare alla rivoluzione, affermando che la società ancora una volta si è dimostrata più rapida del Parlamento. Intendiamoci, Camera e Senato evitano accuratamente di affrontare celermente questioni "divisive", come si dice con una brutta parola, e preferendo che siano i referendum popolari a risolverle.

Non c’è niente di illegittimo in questo, casomai si potrebbe discutere del ruolo del Parlamento, la cui progressiva mancanza di centralità non dipende soltanto dall’abuso della decretazione d’urgenza ma anche dagli stessi parlamentari. Però la rapidità che cerchiamo nella vita di tutti i giorni non deve far dimenticare le conseguenze possibili di una democrazia accelerata dagli stati emotivi.

Non è con le emozioni che si governano le società. Se un domani si presentasse un comitato referendario che intende ridurre i diritti dei migranti, che cosa direbbero gli stessi organizzatori della raccolta firme per l’eutanasia legale? Per questo servono alcuni accorgimenti, come l’aumento del numero delle firme senza voler minimamente frenare la volontà popolare. Gli equilibri servono. Altrimenti il rischio è di trasformare la democrazia rappresentativa in una democrazia dei like: basta mettere "mi piace" ed è fatta.
pecore.elettriche@lanazione.net