Montecatini Terme (Pistoia), 7 dicembre 2015 - Non è un momento facile per il termalismo. Non tanto per le spa, che anzi hanno sempre più clienti, quanto per le "città d’acqua", che stanno vivendo una non facile fase di transizione tra il termalismo classico del passato e quello del futuro, fatto appunto di benessere in senso lato.

Ad aumentare le preoccupazioni dei centri termali più importanti della Toscana come Montecatini, Chianciano e Casciana, la lettura in questi giorni del Documento di economia e finanza regionale, approvata dalla giunta regionale che è azionista nelle società pubbliche delle tre stazioni termali. Nel Defr,si ribadisce il ruolo «non strategico» delle tre società e si annuncia quindi una progressiva dismissione. Una doccia fredda sicuramente per Montecatini, dove lo stesso Rossi in campagna elettorale, aveva annunciato investimenti nel settore. Montecatini ha bisogno di finanziamenti per poter concludere il complesso del nuovo stabilimento delle Leopoldine, progettato dall’architetto Massimiliano Fuksas.

Il cantiere è fermo dall’aprile del 2011. Adesso se il Defr venisse applicato la Regione, entro il 2017, cederebbe le sue azioni (il 67,12% del capitale) e in cambio il Comune darebbe in permuta gli stabilimenti termali, visto che non ha i liquidi per pagare i 22 milioni del valore attuale delle quote. L’assessore al termalismo, Federica Fratoni, si è affrettata a dire che il documento non è definitivo, ma deve essere votato dal consiglio regionale e, in quella sede, entro la fine dell’anno, potranno essere apportate delle modifiche e che la dismissione deve avvenire per le imposizioni di legge e della Corte dei Conti. Parole che comunque non hanno rassicurato i sindacati che hanno subito chiesto un incontro alla stessa assessore Fratoni per avere chiarimenti sulla situazione. Insomma le acque termali, da chiare e fresche di un tempo, si stanno facendo sempre più bollenti.