Le proposte di rilancio e di interventi per il bene della città sono sempre momenti positivi da accogliere con attenzione. Ma leggendo i punti proposti dal comitato spontaneo viene in mente una scena del film di Totò "Miseria e nobiltà". Da un vecchio cappotto strarivoltato i protagonisti volevano ottenere soldi per una lauta cena, con tanto...

Le proposte di rilancio e di interventi per il bene della città sono sempre momenti positivi da accogliere con attenzione. Ma leggendo i punti proposti dal comitato spontaneo viene in mente una scena del film di Totò "Miseria e nobiltà". Da un vecchio cappotto strarivoltato i protagonisti volevano ottenere soldi per una lauta cena, con tanto di sigari. Ovviamente non ne fecero di nulla. Il comitato spara cifre di milioni: La Regione ne dia da 12 a 20, il Comune da 6 a 11 o addirittura 20, facendo mutui, bloccando assunzioni, opere pubbliche, eliminando ogni altra spesa. Quando si sa che la Regione non darà niente, il Comune ha le casse vuote e non può certo dire alla stragrande maggioranza dei residenti non coinvolti nel turismo: per voi nulla, quest’anno e nei prossimi, perché dobbiamo pensare solo ad albergatori e commercianti. Il Comune è obbligato a provvedere alle esigenze di tutti ed è impensabile una simile politica.

Gli albergatori, se avessero voluto indirizzare la città verso queste scelte, avrebbero potuto eleggere un sindaco della loro categoria. Se questo non è mai avvenuto, un motivo deve pur esserci. La categoria è sempre andata in ordine sparso e più o meno è accaduto per i commercianti. A tutti piacerebbe che le banche abbonassero i debiti, che da Firenze arrivassero autotreni di soldi e che un investitore prendesse in carico le Leopoldine. Ma difficilmente avverrà. Nemmeno il manager più bravo potrà risollevare in fretta le sorti. Oggi l’unica politica è tirar fuori idee a basso costo per dare segni di vita, rimettere in sesto il Tettuccio e combattere un degrado che nessuno cita, ma che da tempo è fra le cause della perdita di appeal (anche prima del Covid) di questa città.

Marco A. Innocenti