Montecatini 10 maggio 2018 -  Gli insulti e le offese sono in aumento sulle pagine di Facebook e degli altri social network. Anche la discussione più banale, in molti casi, rischia di terminare con feroci scontri tra i partecipanti al dibattito. Così, in Valdinievole, cresce sempre di più il numero delle persone che, al fine di tutelarsi, presenta una querela per diffamazione aggravata, come se l’insulto ricevuto fosse apparso su un giornale. “Se l’offesa è recata col mezzo della stampa – conferma il terzo comma dell’articolo 595 del codice penale – o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro”.

Dall’automobile parcheggiata non proprio in modo perfetto all’insoddisfazione davanti alle scelte della pubblica amministrazione: qualsiasi argomento pare buono per buttarla in caciara e scambiarsi parole poco carine. Gli insulti possono essere utilizzati anche nei confronti legati ai rapporti personali, nell’ambito di vere e proprie sfuriate tenute davanti a centinaia di utenti. In un clima da continua pornografia dei sentimenti, dove tutti raccontano tutto di sé, anche quello che non fanno, succede pure questo. E quando, alla fine, scattano le querele, qualcuno arriva persino a stupirsi. L’avvocato Nicola Bastiani, titolare insieme ad altri soci di uno studio legale a Montecatini, analizza la questione.

“La gente – sottolinea – pensa di essere immune da querele quando pubblica certe affermazioni su Facebook. I social network sono visti come il regno del possibile, un luogo dove non esistono i limiti imposti dalla legge per garantire una civile convivenza. La diffamazione, con l’offesa dell’altrui reputazione attraverso la comunicazione con più persone, viene aggravata dall’uso di questi strumenti. I social network, grazie alla loro capacità di far conoscere le affermazioni e i pensieri degli utenti a un numero sempre maggiore di persone, sono equiparati ai giornali e agli altri media”.

La diffamazione commessa su Facebook, tra l’altro, rischia di dar vita a processi abbastanza lunghi, in un momento in cui la giustizia italiana avrebbe bisogno di ridurre ancora le procedure. “Un processo per un reato del genere – conferma Bastiani – si svolge in tribunale, davanti al giudice monocratico, e può durare dai due ai quattro anni, come altri procedimenti. L’imputato, alla fine, rischia di dover pagare una provvisionale, una percentuale dell’eventuale risarcimento che, nella sua interezza, viene rimandato a un’eventuale causa civile, oltre a una multa. Del resto, anche se rimane auspicabile un intervento del legislatore per snellire tutto, chi viene diffamato deve essere tutelato, su questo non c’è dubbio”.