"Tuteliamo i maestri artigiani"

L’impegno di Michele Monfroni, presidente dei marmisti di Confartigianato

"Tuteliamo i maestri artigiani"

"Tuteliamo i maestri artigiani"

Michele Monfroni è stato confermato in questi giorni alla guida della categoria marmisti della Confartigianato Toscana. Marmista ma anche maestro artigiano, rappresenta l’emblema del saper fare con le mani ciò che arriva dalla mente e il suo laboratorio di scultura rappresenta un’eccellenza del territorio, una vera e propria bottega scuola, riconosciuta, nel suo atelier di Codena, seguendo le orme del padre. Ed è sulle qualità dell’artigiano che impernia il suo nuovo mandato.

"Promozione e tutela delle lavorazioni artigianali con l’obiettivo di formare nuove generazioni così da tramandare conoscenze e sapere che altrimenti andrebbero perduti, attraverso l’estensione delle scuole bottega e dei maestri artigiani – sono gli obiettivi di Monfroni –. Inoltre dovremo lavorare sulla promozione delle lavorazioni artistiche e sulle sinergie con le scuole professionali".

Monfroni da anni si batte contro il ‘rischio’ di robotizzare gran parte del processo produttivo, andando a cancellare ogni traccia artigianale: la tecnologia c’è e ci deve essere ma non deve sostituire l’uomo, insomma. E’ questa una delle forze di Carrara e dei lavoratori del marmo che sta nella manualità e genialità dei suoi artigiani. C’è poi una storica battaglia che da tempo sembra mettere tutti d’accordo che diventa però un’arma a doppio taglio, invece, sui tavoli di concertazione: la marchiatura del marmo.

"Se ne parla da sempre ma non si realizza mai mentre invece rappresenterebbe un volano di sviluppo e promozione, una garanzia per chi lavora in cava e al piano, così come per chi acquista. Così come la filiera corta – prosegue Monfroni –. Qui, a oggi, non esiste se non in casi più unici che rari. Sono pochissimi a fare scultura dai blocchi. In gran parte se ne vanno all’estero come blocchi o informi, nella migliore delle ipotesi come lastre che certo non rappresentano nulla di artistico".

Sulla formazione, il presidente dei marmisti evidenzia la necessità del settore di avere "manodopera specializzata" ricordando i tempi della "cava scuola del marmo che forse dovrebbe essere ripristinata in qualche modo, non solo per i cavatori ma anche per chi lavora al piano. Senza manodopera questo settore non ha futuro perché stiamo parlando di tradizione, di mestiere che devono essere insegnati e tramandati". Anche per questo sostiene la figura del maestro artigiano e la scuola bottega, di cui è stato uno dei primi rappresentanti in Toscana: "Bisogna però lavorare ancora su questo fronte, per il riconoscimento di questo ruolo".