Lapideo “tracciabile”. Pronto il regolamento sulla filiera del marmo

All’approvazione del consiglio le disposizioni su estrazione e lavorazione. Il sistema pubblico-privato per seguire i blocchi dalla cava all’opificio.

Lapideo “tracciabile”. Pronto il regolamento sulla filiera del marmo

Lapideo “tracciabile”. Pronto il regolamento sulla filiera del marmo

La tracciabilità non sarà più utopia e la filiera corta un miraggio per l’escavazione del marmo. Dopo decenni di “far west”, l’amministrazione comunale di Carrara si accinge a completare il quadro normativo costruito negli ultimi anni per regolare e controllare il miliardario settore economico, varando uno schema operativo chiaro per rendere realistiche le prescrizioni della Legge regionale 35 sulla filiera corta dando gambe alla tracciabilità dei blocchi. Dopo mesi di discussione e concertazione, arriva lunedì in consiglio comunale l’atteso regolamento "sulla tracciabilità dei materiali lapidei estratti dai bacini marmiferi di Carrara". Come gia annunciato dalla sindaca Serena Arrighi, che aveva tenuto per sè la delicata delega al marmo, sarà una "tracciabilità in due passi", attuata mettendo a sistema il potere di controllo del pubblico e la responsabilità degli imprenditori.

"Un sistema misto pubblico-privato che per tracciare un blocco dalla cava fino alla sua lavorazione prevederà due passaggi distinti: quello dalla cava alla pesa e quello dalla pesa all’opificio di trasformazione – aveva spiegato –. Il primo passo sarà pubblico e prevederà che a ogni blocco venga assegnato un numero e un codice univoco che serviranno al Comune per conoscere il processo di estrazione, il giacimento e il tipo di materiale estratto. Il secondo passaggio spetterà invece al singolo concessionario che, come recita la stessa legge regionale, sarà tenuto a dimostrare la lavorazione in loco del proprio prodotto. Ogni singola impresa di trasformazione potrà utilizzare il metodo di tracciabilità che riterrà essere più opportuno a patto che questo rispetti le specifiche tecniche indicate".

Dal momento dell’entrata in vigore del regolamento, dopo l’approvazione in consiglio lunedì, il Comune in ogni momento avrà il quadro dettagliato della filiera: non più solo i blocchi passati dalla pesa ma anche quelli lavorati nelle aziende al piano. Ogni giorno infatti le imprese dovranno trasmettere per via telematica su un server indicato dal Comune tutti i dati sui blocchi lavorati. Un procedimento che consentirà all’amministrazione controlli puntali sul rispetto di quel 50 per cento di lavorazione in loco per prevede (da ormai 9 anni) la legge regionale 35.

Un impegno chiaro che la sindaca Serena Arrighi aveva avuto più volte occasione di confermare di fronte alle proteste degli imprenditori. "Abbiamo il dovere di applicare la legge e di tutelare i diritti della collettività – aveva detto – e non abbiamo certo intenzione di cedere alle minacce di chi, pochi per fortuna, persegue lo scontro a tutti i costi e che un giorno prende un impegno e quello successivo fa ricorso per chiedere di annullarlo". E così è arrivata la definizione del regolamente che dà ora gambe a quell’impegno.

Un regolamento che parte dalla definizione puntuale di cosa si intenda, per esempio, per cava, materiale da taglio, ‘sistema produttivo locale’, concessionario e filiera, ma anche i tempi di entrata in vigore di nuove norme, controlli e sanzioni. Un sistema di controlli, fatti a campione, che in caso di esito negativo peseranno sull’obbligo per i concessionari di lavorare in loco il 50 per cento del materiale estratto e quindi sul mantenimento delle concessioni.

Sarà una App, già creata dall’amministrazione grillina e passata attraverso una lunga sperimentazione fatta dagli stessi imprenditori in modo volontario, a garantire la tracciabilità dalla cava alla pesa: diventerà obbligatorio per le aziende avere un dispositivo elettronico con fotocamera e geolocalizzatore Gps per “censire” i blocchi estratti e compilare la “lista di carico” che verrà poi verificata alla pesa pubblica. Anche l’escavazione entrerà così nell’era della tecnologia per diventare una filiera tracciabile.

Emanuela Rosi