Sala operatoria
Sala operatoria

Massa Carrara, 24 luglio 2015 - Nuova frontiera della chirurgia perinatale a Massa: Luca è salvo grazie all’equipe della Fondazione Toscana Gabriele Monasterio e del Dipartimento materno infantile dell’Asl 1. Luca (nome di fantasia), stava morendo nel grembo materno alla 32esima settimana di gestazione. «Il feto presentava uno stato anasarcatico – ha spiegato il dottor Antonio Ragusa, direttore del Dipartimento materno infantile dell’Asl 1 – e, dopo un consulto, si è deciso di farlo nascere con un intervento Exit». Più di venti specialisti tra ginecologi, chirurghi, ostetrici, neonatologi, anestesisti e infermieri erano presenti all’intervento: «La mamma era vigile e presente grazie all’eccellente sistema di anestesia dell’equipe del Materno infantile – ha sottolineato il dottor Ragusa. Da evidenziare che i genitori fiorentini del piccolo Luca avevano già girato diversi nosocomi in tutta Italia, decidendo alla fine di mettersi nelle mani degli specialisti apuani.

«In pochissimi centri si eseguono interventi Exit – va avanti il dottor Ragusa – e per noi è stato il primo. La tecnica prevede la possibilità di estrarre il feto con taglio cesareo per intervenire chirurgicamente ancor prima del distacco del cordone ombelicale. Possiamo dire che il bambino è nato a metà, essendo estratto in un primo momento solo con la testa e il torace. Il problema era quello di aspirare i liquidi presenti nei polmoni per consentirgli la respirazione. Durante l’intervento è stato mantenuto il collegamento con la placenta come una sorta di circolazione «extracorporea» che garantisce il fabbisogno di ossigeno consentendo a noi medici di operare in sicurezza. Solo quando il bambino è stato in grado di respirare autonomamente è stato possibile farlo nascere. Quello che riusciamo a fare credo sia una delle poche cose belle dell’umanità». A parto avvenuto, il neonato è stato affidato all’assistenza del neonatologo Ugo Bottone , responsabile neonatologia della Ftgm : «Pesava 1 kg e 100 ed oggi, a due mesi dall’intervento e sempre sotto osservazione dell’equipe medica integrata, pesa oltre 3 chili ed ha una crescita perfettamente normale. In precedenza – ha affermato – un neonato in queste condizioni si sarebbe spento. Non ha avuto bisogno di rianimazione intensiva ma solo successivamente è stato intubato per stabilizzare la fase respiratoria. La nostra forza sta nell’integrazione, nella diagnosi precoce e nella possibilità di intervenire».

Altri sono gli esempi di queste nuove frontiere della terapia perinatale in grado di dare speranza a tante coppie di futuri genitori che si trovano in situazioni di disperazione durante una gravidanza difficile: cardiochirurghi dell’Opa, ostetriche , altri specialisti tra cui un aritmologo sono intervenuti recentemente per una partoriente che aveva impiantato un defibrillatore. Dunque, la sala parto di terzo livello di Montepepe consente anche di poter realizzare interventi miracolosi salvando la vita a bambini affetti da gravi malformazioni perinatali. Tuttavia, a novembre il Dmi sarà trasferito al Noa di viale Mattei: «L’unico disagio nel mantenere qua la sala parto di terzo livello e spostare tutto il resto al Noa – ha commentato il dottor Ragusa - è solo organizzativo: ci vorranno ginecologi e ostetriche reperibili, anestesisti nostri e dell’Opa reperibili, neonatologi nostri e dell’Opa reperibili. Disagi che si baypassano con il denaro».

Angela Maria Fruzzetti