Massa, 15 maggio 2018 - UN CONTORTO sistema di fatture false, società di comodo, prestanome, ‘traslochi‘ di beni e fallimenti programmati. E’ il meccanismo scoperto dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza spezzina che ha fatto scattare ieri la misura cautelare degli arresti domiciliari per due fratelli imprenditori e il loro consulente fiscale. L’autorità giudiziaria ha ordinato anche il sequestro preventivo di beni per 547mila euro, a partire dai soldi dei conti correnti per arrivare ad un immobile. E’ il valore delle imposte evase secondo gli elementi raccolti in un anno di minuziose indagini della Guardia di Finanza. Nei guai due fratelli (di 39 e 37 annj) residenti in un centro della provincia, amministratori e soci di due aziende con sede nell’area artigianale di Santo Stefano Magra che portano il loro nome e operano nel settore degli allestimenti navali. Arresti domiciliari anche per il loro consulente fiscale, un 54 anni di Luni. Per tutti e tre l’accusa è di aver emesso e annotato fatture per operazioni inesistenti. Un’indagine lunga e minuziosa quella della Guardia di Finanza partita da due verifiche fiscali sulle società di proprietà e amministrate dai due fratelli. Il segnale di ‘allerta’ è scattato dalla verifica di omissioni dei versamenti di Ires e Iva.

Per lunghi mesi i finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria hanno analizzato i conti delle società e, nello stesso tempo attivato intercettazioni che hanno confermato i sospetti sugli stratagemmi adottati per evadere il disco. Oltre a numerose violazioni di carattere amministrativo in materia fiscale e contributiva, le indagini della Finanza hanno permesso così di individuare anche un articolato meccanismo di frode diretto dal consulente fiscale e messo in atto dai due imprenditori. L’obiettivo era evadere le imposte e abbattere i debiti tributari e contributivi attraverso artifici contabili e l’utilizzo di fatture create ad arte per spostare costi e ricavi, il coinvolgimento di più società alcune delle quali, secondo gli elementi raccolti nelle indagini, erano destinate ad assumere tutti i debiti fiscali e contributivi, non pagarli poi essere svuotate e avviate a procedure fallimentari. In tre anni, a partire dal 2013 al 2016, gli imprenditori avevano assunto commesse per oltre 5 milioni nel settore degli allestimenti navali con cantieri privati. Per i lavori gli imprenditori utilizzavano attrezzature e manodopera di società ‘satellite’ per essere al sicuro dai creditori. In quei tre anni fra le imprese oggetto di indagine i finanzieri hanno accertato uno scambio di una ventina di fatture ‘false’ per un ammontare per oltre un milione e 600mila euro che hanno consentito di evadere Ires e Iva per un toale di 547.813 euro.