Alluvione
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Carrara, 15 aprile 2019 - “Ponti salvi e città protetta dalle alluvioni”: la ricetta di Legambiente per difendere la storia e restituire la sicurezza agli abitanti. Gli ambientalisti nel loro corposo documento inviato alla Regione e al Comune, nel quale esaminano uno a uno, con dovizia di schemi, dati e illustrazioni, i ponti e le loro criticità, avanzano proposte praticabili per risolverle. “L’unico ponte da rifare sarebbe quello sul torrente Gragnana, alla Lugnola; questo, infatti, già oggi inadeguato alla portata di piena trentennale (54 m 3 /s), dovrà ricevere altri 80 m 3 /s dal Carrione di Torano, tramite la galleria scolmatrice - sostiene Legambiente -, indispensabile per alleggerire il Carrione nel centro città. Non c’è dunque alternativa al suo rifacimento, con maggiore larghezza. Gli altri ponti storici del centro si salverebbero, compresi il ponte Forti e il fabbricato Forti sospeso sull’alveo. Si salverebbe anche il ponticello medievale di Groppoli, del quale (sebbene abbondantemente superabile dalle piene) Legambiente chiede il mantenimento, adottando, in caso di allerta, rigorose misure di Protezione Civile per la parte più bassa del vicolo di Groppoli e di via S. Piero”.

“Le insperate possibilità – prosegue - sono rese possibili grazie alla riduzione delle portate di piena previste dall’aggiornamento dello studio idrologico, effettuato proprio perché Legambiente, scrivono gli ambientalisti - aveva segnalato che il precedente studio non valutava correttamente la capacità assorbente dei ravaneti. Col nuovo studio, infatti, la portata da far transitare nel centro città scenderebbe dai precedenti 140 m 3 /s a soli 97 m 3 /s; poiché già oggi il tratto urbano può smaltire 90 m 3 /s, non sarebbero più richiesti i pesanti interventi prima previsti. Non solo un bel risparmio di soldi e di tempo ma, soprattutto, il salvataggio di un patrimonio storico-architettonico a cui i carraresi sono tanto affezionati”.

“Fa eccezione il ponte della Bugia, da bypassare o da sollevare, poiché oggi può sopportare senza esondare solo 60 m 3/s. Prendendo spunto dal ruolo protettivo svolto dai ravaneti – accertato dall’aggiornamento dello studio idrologico– Legambiente ripropone la realizzazione dei ravaneti-spugna (costituiti da sole scaglie, senza terre) che, assieme agli invasi di laminazione montani, sottrarrebbero ingenti portate di piena al centro città. A tal fine, pertanto, rinnova al Comune e alla Regione la richiesta, già avanzata tre anni fa, di uno studio volto a individuare la miscela granulometrica ottimale per potenziare al massimo la capacità assorbente dei ravaneti. Legambiente rimprovera però l’amministrazione comunale, che starebbe continuando a funzionare come una 'fabbrica del rischio alluvionale'”.

“Come può, il Comune – conclude - consentire il riempimento degli invasi esistenti nelle cave dismesse (che gli industriali utilizzano come discariche), proprio mentre la Regione si accinge a realizzare invasi montani? Si chiede Legambiente. Come può continuare ad autorizzare l’abbandono di milioni di tonnellate di terre al monte, andando in direzione contraria alle indicazioni della relazione Seminara di rimuovere le terre dai ravaneti (poiché innescano detriti che riducono gli alvei)?“.