di Claudio Laudanna ‘1894, una città in rivolta’. Un pezzo importante della storia cittadina rivive nelle parole di Beniamino Gemignani. Lo storico cittadino ha deciso di ripercorrere in un romanzo edito dalla Società editrice apuana e nelle librerie da ieri uno degli snodi cruciali del nostro passato che molto spesso viene quasi dimenticato, quello dei moti del 1894. Era il 13 gennaio quando in città fu indetto lo sciopero contro la proclamazione dello stato d’assedio...

di Claudio Laudanna

‘1894, una città in rivolta’. Un pezzo importante della storia cittadina rivive nelle parole di Beniamino Gemignani. Lo storico cittadino ha deciso di ripercorrere in un romanzo edito dalla Società editrice apuana e nelle librerie da ieri uno degli snodi cruciali del nostro passato che molto spesso viene quasi dimenticato, quello dei moti del 1894. Era il 13 gennaio quando in città fu indetto lo sciopero contro la proclamazione dello stato d’assedio in Sicilia e in solidarietà con gli esponenti dei Fasci siciliani arrestati per ordine del governo presieduto da Francesco Crispi. Alla testa dei manifestanti c’erano gli anarchici e presto lo sciopero si trasformò in aperta rivolta contro l’ordine costituito. Gli scontri tra i manifestanti e la polizia furono durissimi e portarono a ben undici morti e centinaia di arresti tanto che anche qui il governo proclamò lo stato d’assedio e diede il via a una feroce repressione. "La rivolta carrarese – spiega Gemignani nella prefazione del volume – ebbe vasta eco in tutto il paese e provocò ampie battaglie politiche imponendo, anche alle attenzioni più distratte, l’emergente questione sociale. Oggi, depurati da ogni visione celebrativa, i fatti del ’94 posson essere guardati, nel loro insieme, come una intensa pagina di vita: con tutte le sfumature fissate dalla storia ed arricchite, negli anni, da una persistente e fertile memoria popolare".

Partendo proprio da queste premesse Gemignani ripercorre quelle giornate turbolente affidandosi alla forma del racconto per meglio metter in luce, con l’occhio distaccato del narratore, i tratti comuni ai protagonisti della vicenda e quell’indole libertaria del popolo carrarese che sempre lo ha contraddistinto fin dai tempi dei romani. "Un po’ come Manzoni nei Promessi sposi – spiega l’autore – ho voluto cominciare dallo spiegare i fatti storici che hanno portato a questi moti che possono essere visti come uno degli ultimi fuochi del secolo del Risorgimento. Carrara, grazie al suo marmo che l’ha sempre messo in contatto con grandi realtà, è sempre stata una civiltà industriale dove hanno attecchito, prima ancora che nascesse il movimento anarchico, principi libertari. In quest’ottica i moti del 1894 sono il risultato di quanto avvenuto negli anni precedenti, ma vi si possono scorgere anche i prodromi di quello che poi avverrà nei decenni successivi nella nostra città".