Amarcord di Bergiola Gigli ricorda l’eccidio Occhi puntati sulla scuola

Monitor accesi sul recupero dell’edifico: dovrà diventare luogo della memoria "Commemorare i morti serve ai vivi. La strage distrusse la mia famiglia".

Amarcord di Bergiola  Gigli ricorda l’eccidio  Occhi puntati sulla scuola
Amarcord di Bergiola Gigli ricorda l’eccidio Occhi puntati sulla scuola

Sono tanti gli occhi puntati sulla scuola di Bergiola. Il progetto di recupero del Comune, accolto con soddisfazione generale, che prevede la ristrutturazione della scuola intitolata a Vincenzo Giudie, il maresciallo della Guardia di finanza che nel settembre del 1944 si sacrificò per salvare un paese e venne ucciso insieme a 72 persone che non riuscì a salvare, è sotto la lente di chi teme che il progetto vada vanificato da destinzioni inutili o non consone. Dopo il dibattito fra consiglieri nella commissione comunale, in cui si è specificata la destinazione d’uso della scuola alla Guardia di finanza, c’è chi ricorda che dovrà anche essere un luogo della memoria. Fra questi uno dei più accesi sostenitori del recupero dell’edificio,il bergiolese Lucio Gigli che in una nota, ricordando l’amore per quel paese che gli ha dato i natali e che lo ha cresciuto, sottolinea come ricordare i morti serva ai vivi. "Il paese – scrive Gigli – era una grande famiglia, ma le ferite c’erano e aperte. A me sfuggivano, ero piccolo, ricordo che dall’unico nonno che mi era rimasto pretendevo amore, giochi divertimento come faccio ora io con i nipoti. Ho capito tardi che era impossibile: i fascisti gli avevano strappato la moglie e tre figliole in quel maledetto pomeriggio del 16 settembre 1944. Il mio paese la mia famiglia erano distrutti e niente poteva essere più come prima.

Questa scuola della Memoria, deve diventare un luogo di cultura, di incontro e di socializzazione: sarà il miglior investimento che possiamo fare sulla sicurezza e la coesione sociale. C’è bisogno di seminare fiducia, speranza e di riscoprire i valori che tengono insieme le comunità perché c’è ancora molto da scoprire di quel periodo buio della storia e le notizie che arrivano dal mondo purtroppo confermano che non abbiamo capito niente o che volutamente ci hanno tenuti al buio. Ricordare i morti – scrive Gigli – serve ai vivi".

Da lì un amarcord di come era Bergiola nel dopoguerra: le prime corriere, gli odori di gasolio

rimasti nella memoria. "L’aria era talmente tersa e pulita che l’odore della corriera si sentiva già dalla prima curva prima di arrivare in paese: in un attimo le molecole sporche invadevano lo spazio vergine a disposizione, ma altrettanto veloce l’immensa macchia verde del Brugiana pensava a ristabilire l’ordine. L’ossigeno era di nuovo tutto nostro e la corriera pure. Cominciava l’inseguimento di noi ragazzi per attaccarci alla scaletta che serviva per caricare i pacchi ingombranti nella parte posteriore della corriera. Ho ancora un segno nell’anulare che me lo ricorda, in un inseguimento mi ero procurato un bel taglio. Le mamme urlavano a squarcia gola, superando il rumore del diesel. L’arrivo della corriera era motivo di divertimento: sembrava di stare sul set di un film neorealista".