Il primario di Terapia intensiva, Cesare Fabrizio Benanti
Il primario di Terapia intensiva, Cesare Fabrizio Benanti

Lucca, 28 febbraio 2021 - «Come stiamo? Preoccupati e stanchi, questo è ovvio. Purtroppo ancora non intravediamo la fine del tunnel. Se non sperando negli effetti delle vaccinazioni che sembrano l’unica strada percorribile per uscirne". Per Cesare Fabrizio Benanti, primario di Terapia intensiva del San Luca, anche ieri, in reparto non c’è stato un respiro. E ora che il virus con le sue varianti sta rialzando la testa, i nervi della sua squadra di circa 20 medici e 50 infermieri, sono messi a dura prova. Anche perché le varianti del Covid-19, hanno provato a pungere anche qui, nell’ala del San Luca che è l’ultimo avamposto prima della morte.

«Finora - spiega - abbiamo avuto due casi di pazienti ricoverati affetti dalla variante inglese del Covid". E’ lei, la variante Voc 202012-01, lineage B.1.1.7 alla base di un’epidemia nella pandemia, a essere più contagiosa. E, forse, più aggressiva. "I due casi di variante sono stati cercati e trovati in reparto: uno dei pazienti affetti è ancora qui. Lo stiamo curando". Ma l’altro, il più giovane, con meno di 45 anni si è aggravato. "Adesso lo abbiamo trasferito all’ospedale fiorentino di Careggi: era molto grave, per lui è in corso il trattamento “Ecmo“: una tecnica di circolazione extracorporea per pazienti con insufficienza respiratoria acuta". Entrambi avevano contratto il virus durante due viaggi di lavoro all’estero.
Oggi in Terapia intensiva sono ricoverati 10 pazienti. I numeri, per ora, sono più bassi rispetto a novembre. "Ma è in corso un sensibile aumento in queste ultime settimane, che si riflette anche qui. L’età dei nostri ricoverati si è ridotta sensibilmente: abbiamo avuto anche dei casi di persone tra i 50 e i 60 anni".

Al momento in reparto tre persone sono vigili e sottoposte a ventilazione assistita. Ma gli altri sette sono intubati e sedati. "La gravità dei casi invece è stabile, almeno per quanto riguarda il lavoro del nostro reparto". I letti, possono arrivare, estendendo al massimo gli spazi, a ospitare circa 50 pazienti. "Al momento i posti occupati sono dieci, ma ci auguriamo di non dover ampliare. Il massimo del picco raggiunto fu ad aprile 2020 quando i posti occupati furono una trentina". Ma che succederà ad aprile 2021? La speranza per Benanti è che quei numeri non vengano nemmeno sfiorati. Anche perché quando la terapia intensiva ospita 30 persone, significa che, fuori da qui, c’è l’inferno: reparti Covid affollati e malati “ricoverati“ a casa. Ma i numeri lievitano lentamente: ieri i nuovi positivi in Lucchesia sono stati 60. Con una “mappa“ che non risparmia quasi nessuno: 7 ad Altopascio, 9 a Capannori, 27 a Lucca, 3 a Montecarlo, 1 a Pescaglia, 2 a Bagni di Lucca, 6 a Barga, 1 a Borgo a Mozzano, 1 a Coreglia e 3 a Gallicano. L’Asl ha registrato come legata al Covid, anche la morte di un uomo di 60 anni. I ricoverati nel reparto Covid invece sono 42, a cui si aggiungono i 10 sotto le cure di Benanti. Un mese fa erano 30 di cui solo 5 in Terapia intensiva.

«Ogni mese - spiega - riusciamo a dimettere almeno cinque o sei persone". Altri due o tre invece, come negli ultimi 30 giorni, non ce la fanno e perdono la lotta. L’unica soluzione è evitare che si infettino e, nel peggiore dei casi, finiscano quaggiù. "Le persone, fuori, devono mantenere alta l’attenzione sui comportamenti base: disinfettarsi le mani, indossare la mascherina ed evitare assembramenti. Ma soprattutto – conclude Benanti – aderire alla campagna di vaccinazione che, ora, rappresenta l’unica arma disponibile per uscire da questa situazione".
cla.cap