"Stavamo scendendo dalla Tambura. Erano da poco passate le 10.30. Eravamo tutti sul sentiero del Cai, è largo ma era coperto di neve ghiacciata. Non si vedeva neanche la Via Vandelli, che era sotto di noi, tanta era la neve. E’ scivolato, non è riuscito a tenersi, ma quando è successo io ero girato, non l’ho visto". Matteo Conti, il nipote di Marco Bonotti, 45enne residente a Massa, morto ieri durante un’escursione sul monte Tambura, ha gli occhi gonfi. Suo zio è scivolato sul sentiero del Cai, precipitando per almeno 3-400 metri. Conti accetta di scambiare due parole mentre è seduto sulla panchina accanto...

"Stavamo scendendo dalla Tambura. Erano da poco passate le 10.30. Eravamo tutti sul sentiero del Cai, è largo ma era coperto di neve ghiacciata. Non si vedeva neanche la Via Vandelli, che era sotto di noi, tanta era la neve. E’ scivolato, non è riuscito a tenersi, ma quando è successo io ero girato, non l’ho visto". Matteo Conti, il nipote di Marco Bonotti, 45enne residente a Massa, morto ieri durante un’escursione sul monte Tambura, ha gli occhi gonfi. Suo zio è scivolato sul sentiero del Cai, precipitando per almeno 3-400 metri. Conti accetta di scambiare due parole mentre è seduto sulla panchina accanto all’edificio che ospita la sala mortuaria dove giace, da pochi minuti, il corpo di suo zio.

Era partito insieme a lui e a un gruppetto di amici, al mattino presto, per andare sulla Tambura. Una montagna che entrambi conoscevano bene, soprattutto lo zio. Non sono alpinisti professionisti ma non stavano scalando una vetta inviolata. E a quanto dicono erano tutti abbastanza allenati e prudenti. Zio e nipote ai piedi avevano le scarpe con i ramponi. Ma non è bastato. La neve ghiacciata, quando c’è molta pendenza, non perdona.

A Resceto, Marco Bonotti, è scivolato ed è caduto per 3-400 metri, precipitando in un burrone. A chiedere aiuto, sono stati gli amici che l’hanno visto precipitare. Sconvolti, non hanno potuto aiutarlo ma hanno chiamato i soccorsi. Poi hanno dovuto mettersi, a loro volta, in salvo.

Raggiungere il corpo non è stato facile e quando, dopo aver fatto alzare in volo anche “Pegaso“, gli uomini del Soccorso Alpino, del Cai e dei Vigili del Fuoco l’hanno trovato, nel primo pomeriggio, non c’era più nulla da fare. Il medico ne ha constatato la morte causata da forti traumi. Mentre siede accanto all’obitorio, Matteo Conti è sconvolto, ai piedi ha ancora le scarpe da montagna e indossa la giacca azzurra che aveva sulla neve. E’ il figlio di una sorella di Marco, con lo zio aveva un forte legame. E racconta che non era la prima volta che salivano sui monti. A cercare di sostenerlo, è Stefano Bonotti, uno dei fratelli di Marco. Lui non c’era in montagna, ma appena ha avuto la notizia della disgrazia, è corso. In famiglia erano in cinque, tra fratelli e sorelle, tutti molto uniti. E Marco a sua volta lascia la moglie e tre figlie piccole.

"Marco a Carrara lo conoscono tutti, mi stanno già arrivando mille telefonate e messaggi – racconta Stefano Bonotti con un filo di voce – . Era un festaiolo, era amico di tutti. Gli volevano tutti bene. Marco era l’amico che tutti volevano e che tutti avrebbero voluto avere". E qui non riesce a finire la frase perché la voce si ferma. E’ lui, Stefano a sostenere i parenti che arrivano all’obitorio. Compresa Giuliana, a moglie di Marco. E’ distrutta dal dolore. Lavora al Carrefour e a casa ha lasciato le tre figlie che non rivedranno più il loro papà. Che per vivere faceva il camionista portando dal monte a valle blocchi di marmo e scaglie. Facendosi conoscere, rispettare e amare da tutti. Tanto che sul suo profilo Facebook stanno arrivando tanti messaggi di cordoglio. Forse il più bello è "Riposa in pace sulle vette innevate".

Andrea Luparia