La statua del Maestro: nel 2024 si celebrerà il centenario dalla sua scomparsa
La statua del Maestro: nel 2024 si celebrerà il centenario dalla sua scomparsa

Lucca, 26 febbraio 2021 - Abbiamo chiesto al giornalista e scrittore Maurizio Sessa, autore di “Andrò nelle Maremme: Puccini a caccia tra Bolgheri e Capalbio nelle lettere inedite a Giuseppe Della Gherardesca e Piero Antinori“ (Pacini Fazzi 2019), un parere sul dibattito che si è acceso in città . Ecco il “suo“ Puccini, visto a cavallo tra due mondi.

Lucca - Torre del Lago - Viareggio. Queste le coordinate geografiche e sentimentali che segnano le tappe crucialidel viaggio umano e artistico di Giacomo Puccini. Un divo internazionale, un globe-trotter dell’opera lirica, che, divenuto celebre, non smarrì mai le tracce delle proprie origini. Qui, in questo triangolo che all’inizio non aveva considerato, Puccini tornava sempre a gettare l’ancora dopo i peripli nella Vecchia Europa e nel Nuovo Mondo, dove si recava per regalare a pubblici osannanti le meravigliose incarnazioni dell’Eterno Femminino scaturito dalla sua maestria compositiva. Sia chiaro, per Puccini quando dici Lucca si deve intendere un composito rapporto di amore e odio. Tanto complesso quanto era profondo l’animo suo che andava a scandagliare in parole, musica e azione teatrale il sentimento a cui tutto il mondo ubbidisce: l’amore.
A Lucca il compositore, figlio di quattro generazioni di musici, visse fino al 1880, anno in cui, per ferrea volontà della madre Albina Magi, prematuramente rimasta vedova nel 1864 di Michele Puccini organista e insegnante all’Istituto Pacini, si trasferì a Milano per compiere gli studi al Conservatorio. A Milano lo studentello i cui avi nel Settecento a dorso di “miccio” erano scesi da Celle di Pescaglia portò una boccata di lucchesità, anche e soprattutto attraverso le richieste alla mamma di inviargli dell’olio bono delle colline della Lucchesia per condirci i fagioli.
Tornato a casa, per il maestro Puccini cominciarono i problemi. La città natale fu l’avverso teatro in cui andò in scena il “melodramma vero” che, al di là del bene e del male, avrebbe segnato tutta la sua vita: l’incontro con Elvira.
L’amore sbocciato tra la bella Elvira Bonturi coniugata Gemignani, già madre di due figli in tenera età, e il compositore di belle speranze che aveva al suo attivo il successo riportato con Le Villi al Teatro Dal Verme, nella città devota a San Paolino scatenò enorme scandalo.
I due amanti furono costretti a scappare al Nord. Una volta che si riaffacciarono a Lucca, Elvira venne garbatamente allontanata dall’albergo in cui alloggiava con Giacomo. E Giacomo ingoiò amaro, ma non dimenticò. Alcuni anni dopo, nell’estate del 1891, all’approssimarsi delle rappresentazioni di Edgar al Teatro del Giglio, la famiglia irregolare dei Puccini approdò per cercare un po’ di pace nel paradiso dei cacciatori di Torre del Lago.
Per Puccini un incontro fatale con il Lago di Massaciuccoli, il regno delle folaghe. Qui, nell’Eden terracqueo, mise a profitto tutti gli insegnamenti venatori impartitigli a suo tempo dal buon maestro Carlo Angeloni, insegnante e allievo di suo padre Michele. E qui, soprattutto, il sor Giacomo trovò l’ispirazione per le sue opere immortali. Ma, come già prima Lucca, Torre del Lago alla lunga finì per “tradire” Puccini.
All’inizio degli anni Venti, dirimpetto alla sua villetta si insediò un impianto per l’estrazione della torba. E per Giacomo tra maleodoranze e rumori infernali l’incantesimo si ruppe. Così, su un terreno acquistato nel 1915, Puccini andò ad abitare nella villa del Marco Polo a Viareggio. Nella nuova residenza compose Turandot, ma senza riuscire a completarla: la morte lo ghermì a Bruxelles il 29 novembre 1924. Quasi cent’anni fa. Il centenario di Puccini, dunque, si avvicina a grandi passi. Il 2024 è ormai alle porte. E’ auspicabile che le usuali e perduranti rivalità di campanile si chetino. E che le diverse campane suonino tall’unisono per rendere dovuto e doveroso omaggio a Giacomo Puccini patrimonio dell’umanità. Il Paese di Puccini è il Mondo.