Il presidente del Tau Calcio Altopascio, Antonello Semplicioni
Il presidente del Tau Calcio Altopascio, Antonello Semplicioni

Lucca, 14 ottobre 2019 - Mesi fa fece discutere il 20-0 che il Cuneo in serie C rifilò alla Pro Piacenza, con gli emiliani in otto e con il massaggiatore in porta. Ma in quel caso erano tutti adulti. Nel calcio giovanile toscano gli scarti in doppia cifra sono all’ordine del giorno. Almeno in certe categorie. Ma il dilemma è: bisogna fermarsi, sbagliare apposta gol facili o proseguire e realizzare caterve di reti che possono certamente nuocere a livello psicologico a chi le subisce, ma forse anche a chi le fa?

Sul tema interviene Antonello Semplicioni, il presidente di una delle società toscane più conosciute del settore giovanile, il Tau Calcio Altopascio. E lo fa dopo un 21-0 che una sua squadra, i Giovanissimi B, ha inflitto sabato agli avversari. 

«Da tempo – spiega – chiediamo di cambiare l’organizzazione dei campionati, fare gironi più equi, permettere a società di preparazione simile di confrontarsi alla pari, in campionati dove società dilettantistiche e professionistiche possano competere insieme. Perché quel 21 a 0 fa male a tutti.

A chi riceve 21 gol, è evidente. Fa male a chi ne segna 21, perché è un risultato falsato. Io so che il mio mister ha detto ai ragazzi di trattenersi, di evitare esultanze sui gol. Prima di formare giovani calciatori lavoriamo sul rispetto delle regole e dell’altro. Ma sarebbe giusto se chiedessi ai miei ragazzi di tirare la palla in tribuna ogni volta che arrivano davanti alla porta? Sarebbe un comportamento rispettoso dell’altra squadra e dello sport? Noi crediamo di no. La Figc chiede a inizio campionato, di schierare la miglior formazione disponibile. Il problema non è delle società, non prendiamoci in giro. Il problema è a monte e riguarda le scelte che sono state fatte. Se vogliamo davvero valorizzare il calcio giovanile dobbiamo dare a ognuno di questi ragazzi, a prescindere dalla società in cui giocano, la possibilità di esprimersi al meglio di loro stessi. Senza ansia da prestazione e senza umiliazioni inutili e dannose. Occorre riformare il campionato e i gironi dei Giovanissimi B, fare abbinamenti più equi e aprire al confronto diretto tra società professionistiche e società dilettantistiche, ma di livello simile, come avviene in altre Regioni».