Andreaggi (con il cappello) nella foto per il brano "Amici Miei" di Narciso Parigi
Andreaggi (con il cappello) nella foto per il brano "Amici Miei" di Narciso Parigi

Firenze, 1° agosto 2019 - «Non so dir L’emozione che c’è in me, nel ritrovarmi con voi qui nel solito caffè...». Comincia così “Amici Miei”, la canzone scritta da Narciso Parigi (con Luciano Della Santa) proprio per il primo mitico film del 1975 con Tognazzi, Noiret e Moschin. La canzone, malinconica e romantica, era stata commissionata a Parigi dal regista Pietro Germi per diventare la sigla finale del film, ma la morte di Germi fece saltare tutto. «Io pensai che il film non si sarebbe fatto più e invece poi seppi che l’aveva fatto Monicelli – racconta Parigi– Ero molto amico di Monicelli, ma ormai il momento era passato e così l’ho incisa io, in un mio disco qualche anno dopo».

Adesso, grazie a Lorenzo Andreaggi e al suo progetto discografico “Italia, America e ritorno”, in cui interpreta alcuni dei grandi successi di Parigi, la canzone torna alla ribalta interpretata proprio dal giovane Andreaggi. «E’ una canzone meravigliosa – dice Andreaggi – Il produttore Sergio Salaorni è innamorato di questo pezzo. Le parole con la melodia ti trasportano immediatamente nel famoso bar insieme ai cinque amici di sempre. Ringrazio nuovamente il mio maestro Narciso Parigi per questa nuova piccola perla che ha voluto assegnarmi in questo grande lavoro discografico curato dalla sua direzione artistica».

Per questa canzone, come per le altre che compongono il disco, Andreaggi ha realizzato una “foto di scena”, una finta copertina come se si trattasse di un singolo. La foto è fatta nel giardinetto di piazza Nicola Demidoff, proprio davanti al bar del Necchi, luogo mitico di “Amici Miei”. Il disco “Italia, America e ritorno” contiene 16 brani (compreso un inno della Fiorentina scritto da Mogol e da Parigi) e dovrebbe uscire nel 2020, ma per la presentazione ufficiale è stata scelta una data simbolica. «Lo presenteremo il 29 novembre, il giorno del 92esimo compleanno di Narciso». Roberto Davide Papini