Roberta Della Maggesa Siamo in campagna elettorale. E poi che senso avrebbe avuto confinare sullo sfondo il dolore di quella donna, che ha subito una così brutale e traumatica aggressione, per “buttarla” in politica, anzi no, in schermaglia ideologica? Ora però si è aggiunto un penoso strascico. E questa volta scegliamo di parlare. Perché quella in...

Roberta

Della Maggesa

Siamo in campagna elettorale. E poi che senso avrebbe avuto confinare sullo sfondo il dolore di quella donna, che ha subito una così brutale e traumatica aggressione, per “buttarla” in politica, anzi no, in schermaglia ideologica?

Ora però si è aggiunto un penoso strascico. E questa volta scegliamo di parlare. Perché quella in gioco è una questione di fondo, capace di marcare la differenza tra civiltà e inciviltà, comunque la si pensi. È successo che la Caritas, il suo responsabile don Luca Palei con i suoi collaboratori, sia stata presa d’assalto sui social e sottoposta a un linciaggio verbale che in digitale viene definito ‘shitstorm’, tempesta di escrementi. A nulla è valso precisare che il violentatore niente avesse a che fare con la Cittadella della Pace e i suoi ospiti stranieri. A nulla è valso, agli operatori Caritas, ricordare il proprio lavoro scrupoloso, premessa decisiva per l’integrazione di quei ragazzi e dunque premessa di convivenza civile. A nulla è servito sottolineare l’impegno per gli ultimi, la distribuzione di cibo e farmaci, l’aiuto dato a chi lo chiede. La tempesta è andata avanti con gli insulti e la pioggia di ciò che meglio sa produrre il popolo degli odiatori. In conclusione, cosa vede il cronista in questa vicenda? Da una parte uomini e donne impegnati nella difficile impresa della solidarietà, un lavoro sul campo fatto di cose buone e concrete, di piccoli gesti quotidiani di eroismo civile.

Dall’altra la viltà di un insulto nascosto dietro a uno schermo, lo sciatto disimpegno di approssimati luoghi comuni e del “sentito dire”, la meschinità di chi mai avrebbe il coraggio delle proprie opinioni se non fosse protetto dall’anonimato di internet o comunque confuso nella massa indistinta di volonterosi “indivanati”.