di Emanuela Rosi Una “sala” dove colori e forme si incrociano in una sorta di gioco perfetto, che esalta la creatività e rompe gli schemi, mescola la razionalità alle emozioni, sembra scherzare con i materiali invece li “plasma” con straordinaria professionalità. E’ firmata “Stamuli” ed ha vinto l’edizione 2021 di Edit Napoli, la grande kermesse dedicata al design d’autore e di ricerca che ha riunito nella capitale partenopea oltre 80 espositori internazionali. Una sala (sedie, tavoli, specchio, attaccapanni) nata in Svezia, a Stoccolma per l’esattezza, con radici italiane che affondano nella terra tra Liguria e Toscana ma hanno respirato una cultura cosmopolita. Emanuele Stamuli, designer under 40 di Sarzana, partito professionalmente nel mondo degli yacht, cresciuto in quello della moda, da Fendi a Prada per arrivare ad “Acne Studios” in Svezia come development project manager, è fondatore e titolare dell’ominimo studio di architettura e design di Stoccolma che ha conquistato la prima fila nel...

di Emanuela Rosi

Una “sala” dove colori e forme si incrociano in una sorta di gioco perfetto, che esalta la creatività e rompe gli schemi, mescola la razionalità alle emozioni, sembra scherzare con i materiali invece li “plasma” con straordinaria professionalità. E’ firmata “Stamuli” ed ha vinto l’edizione 2021 di Edit Napoli, la grande kermesse dedicata al design d’autore e di ricerca che ha riunito nella capitale partenopea oltre 80 espositori internazionali. Una sala (sedie, tavoli, specchio, attaccapanni) nata in Svezia, a Stoccolma per l’esattezza, con radici italiane che affondano nella terra tra Liguria e Toscana ma hanno respirato una cultura cosmopolita. Emanuele Stamuli, designer under 40 di Sarzana, partito professionalmente nel mondo degli yacht, cresciuto in quello della moda, da Fendi a Prada per arrivare ad “Acne Studios” in Svezia come development project manager, è fondatore e titolare dell’ominimo studio di architettura e design di Stoccolma che ha conquistato la prima fila nel palcoscenico internazionale di Napoli.

Uno staff di dieci professionisti, tecnici e creativi in gran parte italiani, un fatturato che ha superato il milione di euro, un grande ufficio nel centro di Stoccolma e contratti in tutto il mondo, soprattutto nella moda e nel retail ma non solo. Molti i paesi, in ogni angolo del mondo, dove sono aperti negozi creati dallo studio Stamuli per Ganni, Alexander Wang, Filippa K, Rains, Paco Rabanne, Cecilie Bahnsen, By Malene Birger... Poi progetti residenziali esclusivi: una villa a Rayol nel sud della Francia, appartamenti a Stoccolma e Copenhagen. Il diploma al liceo scientifico Parentucelli a Sarzana, poi la laurea in design navale a Genova, l’ingresso nel mondo del lavoro ai cantieri Benetti di Viareggio come interior designer, l’approdo nella moda, da Fendi a Roma come projet manager. "Un contratto pessimo che mi lasciava in rosso già al 15 del mese: mi sono pagato l’opportunità di imparare un mestiere per quattro anni, un saliscendi continuo dagli aerei per aprire negozi in tutto il medio oriente, nord Africa ed Europa dell’est". Da Fendi a Prada, dal sud est del mondo al nord Europa e per Prada "uno dei progetti più forti che ho fatto": nel 2014 il Pradasphere ad “Harrods” a Londra, una mostra che celebrava la storia del marchio, una collezione di oggetti iconici, esposti in 36 vetrine da museo, con caffè e popup store.

"Mi è cambiata la vita, ho avuto un capo che ha creduto in me e ha avuto il coraggio di rischiare facendomi crescere – racconta Emanuele Stamuli – Ma è stato un periodo dedicato completamente al lavoro: vivevo sugli aerei, pressioni fortissime, impossibile riuscire a mantenere relazioni umane".

Ed è arrivato a Stoccolma, con un posto da dirigente nella casa di moda svedese “Acne Studios”. "Era l’opportunità che cercavo di lavorare a un livello più umano – spiega il designer sarzanese – Ho iniziato quando avevano pochi negozi e ora ne hanno decine in tutto il mondo, mi ha dato l’occasione di creare una squadra, imparare a impostare il lavoro. Ma il sogno era di mettermi in proprio: sono pronto a rischiare tutto sul lavoro ma non perchè qualcuno dalla sua scrivania decide di cambiare o che è l’ora di mandarti in prepensionamento. E Acne Studios è stato il mio primo cliente".

Perché non provarci in Italia, il tuo paese? "In Italia avviare un’impresa è durissima, la digitalizzazione è un miraggio – spiega – . Ee la digitalizzazione è indispensabile perchè l’amministrazione aziendale sia gestibile. In Italia la burocrazia è ancora una barriera, i tempi e le trafile per ottenere finanziamenti sono insostenibili.

Gestire un’azienda con oltre un milione di fatturato in Italia richiede conoscenza e tempo, tanto, quindi si preferisce semplificarsi la vita rimanendo sotto i 60 mila euro di fatturato: arrivare anche solo a 200mila comporta un dispendio di energie enorme a cui non corrisponde un beneficio in termini di guadagno. La Svezia è il paese con il maggior numero di start-up, io pago le mie tasse e gli stipendi ogni mese dal cellulare. In Italia se sbagli a pagare le tasse ti puniscono partendo dal presupposto che volevi frodare il fisco, in Svezia invece fino a prova contraria pensano ad un errore e ti aiutano a correggerlo".

E la crisi pandemica? "In questo anno e mezzo ho aumentato il fatturato del 65 per cento – dice – Abbiamo tenuto chiuso l’ufficio solo 15 giorni nel 2020, poi abbiamo cominciato a lavorare con la Cina che è uscita dal lookdown molto velocemente, ha adottato provvedimenti localizzati, non ha messo in ginocchio il paese anzi, ha fatto incetta di materie prima mentre l’America si fermava. Ora in Svezia non ci sono controlli, niente greenpass, niente mascherina neppure in aeroporto, l’80 per cento degli svedesi sono vaccinati e neppure all’aeroporto devi tenere mascherina...".

Ora l’obiettivo? "Crescere ancora. Oggi mia sorella Francesca è partner dello studio, abbiamo 9 dipendenti e alcuni consulenti, vogliamo consolidare i clienti che abbiamo, conquistarne altri, e un giorno disegnare i negozi dei grandi marchi della storia della moda".