Il vicedirettore della Nazione Piero Fachin
Il vicedirettore della Nazione Piero Fachin

Firenze, 22 ottobre 2020 - Dice un mio amico che se litigare per le poltrone non è dignitoso ma a volte serve, litigare per gli sgabelli ai tempi del Covid espone inutilmente a figuracce memorabili. E in effetti il debutto accidentato della giunta toscana (un mese di gestazione, un parto lungo due giorni e vedremo poi quanta convalescenza) ci ha raccontato due cose.

La prima: mentre in strada, nei negozi e nei posti di lavoro, nelle scuole e nelle nostre case il virus ha cambiato ogni cosa, anzi ha cambiato noi stessi, nei palazzi della politica si replicano come nulla fosse delle polverose liturgie. Liturgie che spesso nascondono un bluff, quello di chi ci vende una spartizione come fosse una mediazione, una sintesi.

La seconda cosa che abbiamo imparato è che esistono ancora gli zingarettiani, i bonafediani, i renziani, i lottiani, eccetera eccetera eccetera. Non è sempre un bene, perché poi ora questi ora quelli possono dire cose del tipo: «La Sanità è in mano nostra». E la Sanità, oggi e soprattutto oggi, vorremmo darla in mano al meglio del meglio, fosse anche, il migliore, un venusiano.