Alessandro Capitani, regista vincitore David 2016 per miglior corto
Alessandro Capitani, regista vincitore David 2016 per miglior corto

Grosseto, 24 marzo 2016 – La musica che pompa e il divertimento in discoteca sembra lì, a portata di tutti. Ma Veronica, una ventenne interpretata da Giusy Lodi, si sente imprigionata nel suo corpo obeso. Disperata, singhiozzando, si nasconde nei bagni del locale, convinta che fra le mura chiuse di quel posto nessuno possa vederla e giudicarla. Ma il suo gemito è sentito da un ragazzo che comincia a parlare con lei... E a provarci, con la simpatia del dialetto napoletano.

È la trama di 'Bellissima', il cortometraggio firmato dalla regia di Alessandro Capitani di Orbetello che si aggiudica l'ambito David di Donatello 2016. "Sono contentissimo. Il David – spiega Capitani – corona un percorso stupendo che sta facendo questo corto ottenendo riconoscimenti importanti in molti festival anche all’estero".

Diplomato al Dams e al Centro sperimentale di cinematografia di Roma, Capitani nel 2009 è stato assistente alla regia nel film 'La nostra vita' di Daniele Luchetti e 'La passione' di Carlo Mazzacurati. Nel 2010 ha realizzato il documentario 'Come prima, più di prima, mi amerò' realizzato dalla R&C Produzioni in collaborazione con Rai cinema, mentre nel 2011 è stato assistente alla regia nei film  'Il volto di un’altra' di Pappi Corsicato e 'I padroni di casa' di Edoardo Gabbriellini. È di nuovo sul set, stavolta di un programma televisivo, mentre assapora il successo di 'Bellissima'.

La cerimonia di premiazione della 60esima edizione dei David di Donatello, condotta quest’anno da Alessandro Cattelan, si terrà lunedì 18 aprile e sarà trasmessa in diretta e in esclusiva su Sky Cinema 1 HD, TV8, Sky Uno HD e su Sky Cinema HD - David di Donatello. A stringere la statuetta per il miglior corto ci sarà Alessandro Capitani con il cast di 'Bellissima'.

Come è nata l’idea del corto Bellissima?

"Un giorno mi trovavo in un bagno, mentre stavamo girando una pubblicità. Il bagno era fatto come quello che si vede nel corto ‘Bellissima’, con il muro aperto che permette di sentire la voce. Ho udito un rumore e, temendo che qualcuno stesse male, ho cominciato a parlare con la persona che stava dentro, pur senza vederla. Questo è stato solo lo spunto da cui sono partito, poi l’idea è maturata e ho scritto la sceneggiatura insieme a Pina Turco. Il muro che separa alla vista ma permette comunque di comunicare è una metafora dello schermo del computer. Chattiamo senza vederci e magari nemmeno conoscerci, su Facebook appariamo in foto che spesso ci mostrano molto più belli di quello che in realtà siamo. Sia il muro che lo schermo di un pc danno la sicurezza di una copertura, ma si deve trovare il coraggio di uscire allo scoperto. Proprio come succede a Veronica, che alla fine esce dal bagno della discoteca fregandosene di come la giudicheranno per il suo aspetto".

Quale messaggio vuoi dare, quindi?

"L'importanza dell'accettazione del proprio corpo e della scelta di prendere coraggio perché la bellezza è dentro di noi".

Con il David in pugno, qual è il sogno adesso?

"Dopo vari corti, vorrei provare a realizzare un lungometraggio, che è il sogno di ogni regista. Ho già molte idee, ma in Italia spesso si fatica anche a trovare chi è disposto a leggere le tue storie e così spesso si perdono le speranze di realizzare i propri progetti. Spero che dopo tanto andare in salita, con il David cominci la discesa".

Come scegli il cast?

"Per ‘Bellissima’ cercavamo una giovane in sovrappeso e non è stato facile trovare una ragazza disposta a raccontarsi per un suo difetto. Finché abbiamo incontrato Giusy e ci è sembrata subito perfetta a livello fisico e psicologico. Infatti Giusy ha superato questo complesso, si accetta per come è. Quindi con lei, per la recitazione, abbiamo fatto un lavoro di ricordo su come si sentiva quando si vergognava del proprio corpo. E poi Giusy ha un viso stupendo, un bel sorriso, un taglio degli occhi orientale che ci ha subito colpito. Per gli altri attori ci sono stati dei classici provini. In genere ogni progetto è a sé, cerco gli interpreti in base alla storia che voglio raccontare".

Questa attenzione per il corpo era già emersa in due precedenti lavori. Ti sta particolarmente a cuore?

"Il corpo mi attrae, mi incuriosisce il modo in cui cerchiamo di rappresentarci nel quotidiano. Credo che sia un tema che riguarda tutti e cerco di trattarlo con umanità. Nel documentario 'Come prima, più di prima, mi amerò' sul concorso di bellezza Miss Chirurgia Estetica mi sono posto l’obiettivo di non giudicare mai le donne concorrenti. Nel corto 'La legge di Jennifer' affronto di nuovo questo argomento, in particolare nel desiderio di non voler invecchiare e nella difficoltà che ha una bambina di riconoscersi nei propri genitori".

Emergono umanità e ironia, lo sguardo è sempre delicato.

"Non mi piace giudicare nemmeno nella vita".

Sei un regista autoritario?

"Cerco di ottenere quello che mi sembra più giusto da fare, ma mi piace il confronto con i miei collaboratori, li ascolto, e sono felice se mi stimolano con altri punti di vista".

Sei sul set?

"Sì, da quattro anni seguo programmi televisivi come regista. Adesso sto lavorando a un progetto tutto mio, si chiama ‘Insuperabili’, è dedicato agli atleti paraolimpici in vista di Rio, e andrà in onda a settembre su Rai Tre".