"I pugni mi hanno fatto male, ma peggio ancora per me è stato l’invito a pranzo che l’uomo ci ha fatto quando sono arrivati i carabinieri, come se un pranzo fosse il modo di rimediare a quanto accaduto. Ecco, mi sono sentito offeso". Mamady Daback Mankara ha 25 anni e da quattro è in Italia. Non è qui in cerca di qualcosa, perché è lui che sta dando qualcosa agli altri. Da oltre un anno, infatti, lavora per la Fondazione Il Sole e in modo particolare fa parte del gruppo che segue 24 ore al...

"I pugni mi hanno fatto male, ma peggio ancora per me è stato l’invito a pranzo che l’uomo ci ha fatto quando sono arrivati i carabinieri, come se un pranzo fosse il modo di rimediare a quanto accaduto. Ecco, mi sono sentito offeso".

Mamady Daback Mankara ha 25 anni e da quattro è in Italia. Non è qui in cerca di qualcosa, perché è lui che sta dando qualcosa agli altri. Da oltre un anno, infatti, lavora per la Fondazione Il Sole e in modo particolare fa parte del gruppo che segue 24 ore al giorno le quattro persone non autosufficienti che vivono insieme nella casa del progetto "Dopo di Noi". E prima di essere assunto aveva fatto in modo di farsi apprezzare svolgendo, sempre per la stessa Fondazione, il periodo di servizio civile.

Questo magari interesserà poco i suoi due aggressori, ma di certo aggiunge amarezza nei pensieri del ragazzo "colpevole" di due cose: di essere senegalese, e quindi di colore, di aver pensato di poter condividere uno dei tre gazebo che il Comune di Castiglione ha messo sulla spiaggia libera a disposizione di chi voglia trascorrere qualche ora sul litorale. Due erano già al completo, l’altro era occupato soltanto da due uomini e un bambino, per cui Mamady e due suoi amici (16 e 17 anni, anche loro di colore) hanno steso i loro teli all’ombra. Uno dei due uomini si è avvicinato iniziando ad offenderli: "Voi negri qui non ci state, andate via. Voi negri venite a violentare le nostre bambine, le nostre donne". Poi i pugni, sferrati – secondo il racconto fatto da Mamady – da entrambi e anche le offese successive di una donna che è arrivata poco dopo, mentre il bambino cercava di portare via il padre-aggressore e due giovani intervenivano a difesa dei tre ragazzi africani, uno di loro scoppiato in lacrime.

"Poi sono arrivati i carabinieri – racconta Mamady – e hanno preso i nomi di tutti, anche dei due ragazzi che ci hanno difeso. Domani (oggi per chi legge, Ndr) presenterò la denuncia".

Mamady è stato medicato al Pronto soccorso: sette giorni di prognosi per ecchimosi al volto e labbro rotto da un pugno.

"Siamo rimasti anche noi senza parole – dice Massimliano Frascino, presidente della Fondazione Il Sole –. Adesso vedremo se come Fondazione sarà possibile costituirci parte civile, perché è ora di iniziare ad essere intolleranti nei confronti degli intolleranti. Persone come quelle che hanno aggredito Mamady si sentono legittimate a fare cose simili grazie anche ad un certo modo di fare politica. E questo non lo possiamo più accettare".

Luca Mantiglioni