"I detenuti possono essere aiutati a capire gli errori e rieducati"

Don Franco e Maria Luisa, impegnati nel carcere di Massa Marittima e a Follonica, lavorano per la rieducazione dei detenuti. Il loro ruolo di cappellano e volontaria è fondamentale per evitare la recidiva e creare un ponte di ascolto e sostegno.

"I detenuti possono essere aiutati a capire gli errori e rieducati"

"I detenuti possono essere aiutati a capire gli errori e rieducati"

Don Franco, cappellano del carcere di Massa Marittima da 15 anni, e Maria Luisa, volontaria in carcere del Coordinamento Interparrocchiale Opere Caritative di Follonica da più di 20 anni, lavorano quotidianamente con i detenuti del carcere per accompagnarli alla loro rieducazione. Il loro operato però non viene adeguatamente riconosciuto. Lo sportello di ascolto per i carcerati rappresenta un elemento necessario per la loro rinascita, evitandone la recidiva. "È un lavoro appagante, ma faticoso – esordisce Don Franco – con persone che hanno deviato nella loro vita. Accompagno spiritualmente coloro che lo richiedono e regolarmente ogni sabato o domenica svolgo la Santa Messa. Mi impegno a far capire ai detenuti che entrare in carcere non è solo un loro problema, ma anche per coloro che hanno intorno. Le carceri non devono essere posti di afflizione e punitivi perché porterebbero male sopra altro male. Noi cerchiamo di entrare all’interno del mondo dei detenuti per creare un ponte e fare capire loro la necessità del rispetto delle regole. Spesso si sente dire di buttare via le chiavi, senza capire che se accompagnati e ascoltati possono essere aiutati e rieducati. Le figure del cappellano e dei volontari sono fondamentali". A lui segue Maria Luisa, volontaria in carcere: "È un servizio importante che richiede una formazione continua sul campo – aggiunge – Lo sportello di ascolto è essenziale all’interno del carcere. Ascoltiamo ragazzi provenienti dalle più svariate realtà e appartenenti a diverse religioni. Tutti i mesi portiamo a tutti i detenuti dei pacchi di igiene intima. Due venerdì al mese organizziamo nel carcere lo sportello di ascolto dove possono richiederci alcuni prodotti o indumenti di cui necessitano, ma spesso sfruttano questo momento per dialogare e aprirsi con noi. Noi stiamo vicini non solo al carcerato, ma anche alla famiglia. Il nostro percorso non si conclude al termine della pena del detenuto. Se ogni detenuto viene seguito e inserito all’interno di un progetto di ascolto, alla sua uscita non esisterà recidiva. Fare volontariato nel centro di ascolto consente di creare una rete e collaborare con i detenuti, per poterli accompagnare in un percorso di rinascita".

Viola Bertaccini