Demolizione delle barche ‘Avremo metà pescherecci’

Secondo Manai (Federpesca) è questa la conseguenza più immediata dei 74 milioni stanziati dal Fondo Europeo Affari Marittimi per la "rottamazione" .

Demolizione delle barche ‘Avremo metà pescherecci’
Demolizione delle barche ‘Avremo metà pescherecci’

La metà delle barche da pesca delle flotte grossetane e livornesi potrebbe andare in demolizione. Il Fondo europeo Affari Marittimi Pesca e Acquacoltura ha destinato infatti 74 milioni di euro per l’arresto definitivo, cioè la demolizione, con la conseguente chiusura delle imprese di pesca. E secondo Federpesca una barca su due del comparto toscano, e quindi anche grossetano e livornese, potrebbe decidere di aderire. La misura del Fondo è sempre stata presente dei piani di gestione pluriennali, ma a fare la differenza è una flotta di pescherecci ormai ridotta all’osso, che se venisse ulteriormente dimezzata, difficilmente riuscirebbe a garantire il fabbisogno di pesce fresco richiesto dai consumatori. In pratica, per la Toscana, si tratterebbe di un fatturato da 55 milioni di euro che finirebbe smantellato. Secondo Federpesca a convincere i pescatori a mollare e accettare gli incentivi alla demolizione sarebbero le condizioni ormai sempre più difficili in cui sono tenuti a lavorare.

"Non ci permettono di ammodernare le barche – spiega Roberto Manai, di Castiglione, rappresentate regionale di Federpesca – il carburante è sempre più caro e non abbiamo più equipaggi perché le condizioni di lavoro a bordo risentono di tutto questo. Ma se andiamo a smantellare mezza flotta, la conseguenza immediata sarà un aumento di importazione del pesce. Soprattutto dalle azienda di Turchia, Tunisia e Algeria che pescano nello stesso mare in cui peschiamo noi, ma con meno limitazioni". Una sorta di concorrenza sleale, quindi, avvantaggiata soprattutto, secondo il punto di vista di Federpesca, dalle stringenti norme europee per la salvaguardia ambientale, a partire dai lunghi e contestati periodi di fermo pesca per il ripopolamento ittico. Senza parlare del fatto che le licenze, una volta demolita l’imbarcazione, andranno perdute.

"La Federpesca – afferma Manai – è impegnata in costante attenzione verso le imprese che purtroppo non possono continuare a operare con attrezzature vetuste con alti costi di gestione, che non permettono neppure il pareggio di bilancio. Dall’altra parte c’è una preoccupazione ormai divenuta certezza che il pesce fresco nazionale in Italia non ci sarà più. Aggiungendo a questo un danno d’immagine per il turismo che pretende soggiorni comodi ma vuole anche mangiare bene il prodotto ittico locale". Insomma, secondo Federpesca sarebbe meglio usare quei soldi "per fornire sostegno nella transizione delle flotte verso tecniche di pesca più selettive e aiutare i pescatori maggiormente colpiti dalle restrizioni operative".

Riccardo Bruni