Grosseto, 29 marzo 2018 - "Chiedo un processo equo, giusto e in caso di un risarcimento del danno a mio favore devolverò tutto ai familiari delle vittime". L'ex comandante Francesco Schettino, in carcere a Rebibbia per scontare una pena a 16 anni per la morte di 32 passeggeri provocati dal naufragio della Costa Concordia il 13 gennaio del 2012, ritiene di essere stato giudicato senza il rispetto delle norme del giusto processo".

Francesco Schettino

Martedì scorso la Corte di Strasburgo ha ritenuto "ammissibile" il ricorso presentato dagli avvocati Saverio Senese e dal professore Pasquale De Sena e adesso sarà al vaglio di "decidibilità e merito" o da parte di un collegio di tre giudici o di una camera di consiglio composto da sette magistrati. "Se la Corte di Strasburgo accogliesse il nostro ricorso ci sarebbe una revisione del processo che a prescindere chiederemo anche in Italia - sostiene Senese - questo processo è stato inficiato da una serie di eventi che si sono succeduti. Abbiamo assistito a un susseguirsi di una serie di sintomi di iniquità dal punto di vista dei diritti garantiti dalla Convenzione europea sui diritti dell'uomo e dalla nostra Costituzione".

In particolare De Sena spiega che la "campagna mediatica è stata molto forte, mentre c'e' stata un violazione del principio del giudice naturale per l'assegnazione della causa nella sede di Appello a sezione diversa". "A Firenze i reati colposi li tratta la terza Corte d'Appello, per via tabellare, per Schettino è stato creato, con sospetto, un collegio ad hoc", sottolinea Senese. "In un paese civile questo non è consentito", conclude il penalista.