Giampaolo Marchini
Fiorentina

Fiorentina, parla Cabral: cuore e tenacia. “Qui per rimanere a lungo. Voglio fare la storia viola”

Il giocatore si confessa: “Italiano un grande allenatore, da lui ho imparato molto. Le difficoltà iniziali? Ogni giorno vado ad allenarmi per meritarmi il posto”

Firenze, 27 marzo 2023 – Ha il sorriso contagioso, la simpatia che travolge e la modestia di chi sa perfettamente che nel calcio, come nella vita, è sempre tutto molto precario. E si può diventare stelle e polvere delle stesse in un battito di ciglia. Ecco perché Arthur Cabral non si è fatto deprimere dai momenti bui, né esaltare in quelli più luminosi, trattando insuccessi e successi - esattamente in quest’ordine - sempre con il sorriso.

Cosa è cambiato dal Cabral di ieri a quello di oggi?

«Difficile dire se è cambiato qualcosa. Io lavoro ogni giorno al mio massimo per aiutare la squadra. Ora stiamo facendo meglio, con grandi partite, sequenza di vittorie. Ma non solo io, tutti noi siamo migliorati».

Ma lo sa che è diventato l’idolo di Firenze?

«No, no. Assolutamente, non sono un idolo (ride, ndr). So che i tifosi mi vogliono bene, ma manca ancora tanto per essere un idolo di Firenze».

Possiamo dire che siamo sulla buona strada?

«Sì, dai. Questo si, ma bisogna finire bene la stagione. Ci sono ancora tanti traguardi aperti».

Sente però che l’affetto è cambiato nei suoi confronti. Potenza dei gol segnati...

«Veramente da quando sono arrivato ho sempre sentito un affetto particolare nei miei confronti anche quando non segnavo. Ora di più, certo. Sapevo che segnando li avrei resi anche felici e sono contento per questo».

A Firenze sono passati tanti brasiliani importanti e con loro grande feeling. Nel passato da Socrates a Edmundo...

«Questo per me è uno stimolo e una responsabilità. I calciatori brasiliani hanno fatto la storia viola. Penso a Dunga, Felipe Melo e anche io voglio fare un po’ di storia qua ed essere ricordato come un brasiliano ’buono’ (ride, ndr) e aver fatto passare un bel periodo ai tifosi».

Nel periodo più difficile, quanto le ha fatto piacere la difesa appassionata degli attaccanti da parte del presidente Commisso?

«L’ho apprezzata come quella di tutta la Fiorentina, dai direttori allo staff che ci danno sempre grande fiducia. Qui ci sono due grandi punte».

Si dice che abbiano contribuito a farla stare meglio anche dei plantari, è vero o no?

«Ah no (risata fragorosa, ndr). Era una battuta di Italiano che ha detto che avevo cambiato le scarpe...».

A proposito di Italiano. Quanto è stato importante nella sua crescita. Che allenatore è?

«E’ un grande allenatore, da quando sono arrivato qua ho imparato tanto con lui e voglio imparare di più perché conosce molto bene il calcio e può aiutarmi a crescere».

Come ha vissuto il periodo in cui Jovic sembrava il titolare e lei la riserva?

«E’ stato difficile, perché tutti i calciatori vogliono giocare ogni partita. Se sei un calciatore e non vuoi giocare, meglio fare altro. Ogni giorno vado al campo per lavorare duro e meritarmi di scendere in campo».

Bisogna dire che è stato bravo a farsi trovare pronto, mentalmente e fisicamente. Subito dentro la partita, anche a gara in corso. Non era facile.

«Deve essere così e io ho sempre fatto così: può capitare di non giocare anche per diverse partite, ma se non sei concentrato non riuscirai mai a essere pronto e decisivo. La concorrenza è grande».

E qui torniamo a Jovic, com’è il suo rapporto con lui?. Dall’esterno sembra di complicità, esultate l’uno per l’altro...

«La rivalità la lasciamo al mister, sceglie lui chi deve giocare. Se lo fa lui non sono arrabbiato e viceversa, così abbiamo un rapporto normale, di grande rispetto. Non posso dire che sia il mio migliore amico, ma neppure il contrario: E’ un mio compagno»

Ci racconta il gol che le è piaciuto di più in viola?

«Senza dubbio quello con il Napoli al ’Maradona’. Un bel giorno per tutti».

Come le è venuto in mente?

«Non lo so. Le cose succedono così, io non penso. La palla è arrivata e sono partito. Io vado verso la porta e via, non c’è tempo per pensare: è istinto».

Sono arrivati anche i complimenti di Batistuta per un altro suo gol (contro il Monza, ndr).

«Un piacere enorme. Un onore quando mi hanno paragonato a lui. Ma solo per il gol (ride, ndr) ovviamente».

Per il resto c’è tempo. A proposito, a chi si ispira?

«Sono brasiliano e da quando ero bambino sognavo di essere Ronaldo, il nostro Ronaldo... Volevo il numero 9 proprio per questo».

Dopo l’esultanza mimando il Var, ne ha in mente un’altra?

«Già con Igor e Dodo abbiamo fatto qualche balletto. Speriamo di far gol così continuiamo a ballare...».

E ballerà anche Italiano?

«Difficile, ma vediamo (un’altra risata, ndr)...»

Il contratto le scade nel 2026. Si vede qui a lungo?

«Si mi vedo a lungo qui, anche se io penso sempre al prossimo allenamento, alla prossima partita. La mia testa funziona così. Sono concentrato su questo campionato perché si possa fare la storia di questa società».

E allora dove può arrivare questa Fiorentina?

«Vogliamo tanto andare a Roma per la finale (Coppa Italia, ndr) del 24 maggio. Ma abbiamo prima due grandi partite contro la Cremonese e puntiamo anche sulla Conference che è una grande competizione, senza tralasciare il campionato. Difficile perché abbiamo tante partite, ma abbiamo una grande squadra. Possiamo finire bene bene questa stagione»

E se dovesse arrivare una semifinale di Conference contro il Basilea...

«A Basilea mi ricordano sempre e mi seguono anche qui. Quando hanno fatto sorteggio volevo subito, prima dei polacchi, giocare contro una squadra che sta nel mio cuore. Ho un figlio che abita lì, tanti amici. Spero che a questo punto ci potremo ritrovare lì insieme».

Chi sono i compagni che la fanno divertire di più?

«Sto molto con Igor e Dodo, ma anche Nico e il Chino (Quarta, ndr) perché sono più simili a me visto che siamo tutti sudamericani».

Come vive la città?

«Qualche volta vado in centro, a cena, ma poco perché preferisco stare a casa, guardare qualche film, giocare alla Play. Il gioco preferito? Call of Duty...».