Giorgia Meloni a La Nazione (Umberto Visintini / New Press Photo)
Giorgia Meloni a La Nazione (Umberto Visintini / New Press Photo)

Firenze, 9 febbraio 2018 - Onorevole Meloni, lei è a Firenze per giocare d’attacco con la squadra dei Fratelli d’Italia contro la roccaforte di Renzi e del Pd.

«Ci crediamo, a Firenze come in Toscana. Il vento sta cambiando, la gente ragiona di più. Adesso in questo territorio vincono le proposte credibili e non più i sistemi di potere consolidati perché hanno arricchito le minoranze e hanno lasciato moltitudini di persone in mezzo a una strada».

E’ per questo che giocate la carta di Letizia Giorgianni, presidente dell’associazione vittime delle banche all’uninominale della Camera 1 di Firenze?

«Pensavamo che Letizia Giorgianni fosse perfetta per sfidare la Boschi ma la Boschi si è andata a candidare a Bolzano... solo lì possono votarla».

In Toscana e a Firenze chi ha voluto attaccare la sinistra ha parlato di un sistema di potere che unisce associazionismo, cooperative, professionisti. Secondo lei è effettivamente così?

«E’ un dato di fatto, lo sanno tutti i cittadini che qui c’è stato un sistema chiuso per cui se eri iscritto al Pci e seguenti avevi opportunità di ogni genere. Io ho sentito cose turche: dal trovare il posto di lavoro ad avere lo spazio a mensa. Quel sistema piano piano si è sgretolato perché la crisi lo ha smascherato. E anche perché è stato un sistema che ha esagerato con la sua ingordigia».

Fratelli d’Italia, un partito movimentista. Il consigliere regionale Giovanni Donzelli ne è un esempio nelle sue battaglie anti Renzi. Non rischiate di fare una campagna elettorale e una proposta elettorale esclusivamente contro il segretario del Pd ed ex sindaco e di non far emergere le vostre proposte? Sembra quasi un’ossessione...

«Nel tour toscano abbiamo incontrato i nostri sindaci di Pistoia, di Abetone, di Montecarlo per raccontare la faccia di FdI meno visibile: siamo di lotta ma soprattutto di governo. Nelle amministrazioni uniamo le comunità e diamo risposte concrete».

Il 14 febbraio il sindaco Nardella aveva promesso il via alle nuove linee della tramvia altrimenti avrebbe pagato una cena. In tanti vogliono andare a mangiare a Palazzo Vecchio visto il ritardo...

«Forse dovrebbe essere messo a disposizione il Salone dei Cinquecento per ospitarli tutti... A parte le battute, in Italia è un grandissimo problema la burocrazia che spesso rende difficile fare le cose in tempo».

Firenze è la culla del made in Italy e la casa della Grande Bellezza. Come valorizzare il patrimonio?

«La nostra forza nel mercato mondiale è tutto ciò che è marchio italiano. Ma il nostro marchio deve essere riconoscibile e non si deve contraffare».

Firenze gode del patto Minniti per la sicurezza. La sinistra prima quasi si vergognava del termine sicurezza.

«In campagna elettorale sono diventati tutti di Fratelli d’Italia: ripetono cose che dicevamo anni fa a partire dalla gestione dei migranti fino alla sicurezza. Se tu entri in casa mia per rubare e bastonarmi ma è la prima volta che lo fai non sei perseguibile. Se hai l’accendino del Duce in tasca ti fai tre anni di galera... Che Stato di diritto è? Siamo contenti che anche a Firenze Pd e sinistra si siano accorti del nostro allarme sulla sicurezza. Lanciato da molto tempo».