Festa dell’Ascensione, Betori: “La fede non sia né privatistica né fuori dalla storia”

L’omelia in Duomo: “La prima tentazione fa pensare alla fede come distacco, la seconda vorrebbe esiliarla dalla scena pubblica”

Il cardinale Giuseppe Betori

Il cardinale Giuseppe Betori

Firenze, 12 maggio 2024 - «Celebrare l'Ascensione significa interrogarci su come rapportarci nelle nostre responsabilità sulla terra» e «ricacciare indietro due tentazioni da cui la fede cristiana deve guardarsi». La prima è per «una forma debole di cristianesimo che, per affermare la propria estraneità alla logica del mondo, se ne tira fuori, pensando la fede come distacco», la seconda «vorrebbe esiliare la fede dalla scena pubblica». Lo ha detto il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nell'omelia per l'Ascensione, che corrisponde anche alla Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Betori avvisa che «la visione privatistica dell'esperienza di fede», «raccoglie il favore dei poteri di questo mondo», «i credenti verrebbero così proiettati lontano dalle vicende della storia, separati da essa, in un rifugio spirituale, che proteggerebbe dai pericoli del male», «ma è questa una tentazione con cui il Cristianesimo ha dovuto lottare fin dai primi tempi, nella forma dell'eresia manichea, ha assunto varie forme nello scorrere dei secoli e non smette di insidiare la coscienza anche oggi, immaginando un'opposizione irriducibile tra lo spirito e la materia», «sono in gioco i fondamenti stessi della fede». Ha aggiunto Betori nell’omelia: :«Dobbiamo allora ribadire con forza che la salvezza cristiana è rivolta all'umanità nella sua interezza e nella sua storia, occorre pensare la fede come assunzione di responsabilità verso i problemi dell'umanità, nella loro complessità e nel confronto con i caratteri propri delle dimensioni biologiche, psicologiche, comunicative, sociali, economiche, politiche dell'esistenza delle persone e delle vicende delle comunità. Nulla di ciò che è umano sfugge allo sguardo della fede e alla capacità che essa ha di condurlo a novità». «Nell'altra tentazione – ha concluso Betori - che proviene dall'esterno della comunità cristiana, ci sono tendenze di pensiero e ambiti di potere che vorrebbero esiliare la fede dalla scena pubblica, per ridurla a fenomeno marginale e vietare ogni rilevanza sociale e storica. Questa visione privatistica dell'esperienza di fede raccoglie il favore dei poteri di questo mondo, perché tende a depotenziare la forza che la fede possiede di rigenerare la realtà segnata dal male e bisognosa della misericordia che la redime». Maurizio Costanzo 

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