Babbo Natale
Babbo Natale

Firenze, 9 dicembre 2015 - Ecco una storia antichissima raccontata da Dante Alighieri sull'unico e vero Babbo Natale. L'usanza di scambiarsi doni in occasione del solstizio d'inverno risale addirittura all'epoca dell'antica Roma. Dal 17 al 23 dicembre si celebravano i Saturnalia, un ciclo di festività dedicate a Saturno, divinità romana dell'agricoltura.

Oltre ad un augurio di prosperità, i partecipanti erano soliti regalare doni di ogni tipo. In particolare, lo scambio della cosiddetta “strēna”, parola latina traducibile come “regalo di buon augurio”, era un'abitudine diffusa tra i romani nel periodo delle calende di gennaio, ovvero a Capodanno. A partire dal 325, anche a Roma cominciò ad affermarsi la festa per la Nascita di Gesù, celebrata il 25 dicembre: la tradizione pagana dello scambio di doni, però, rimase invariata, per poi essere mantenuta fino ai giorni nostri.

Come riportato dall'Accademia della Crusca, originariamente i portatori di doni vennero identificati con le figure più disparate, dai Re Magi fino alla Befana, passando per Santa Lucia e Gesù Bambino. La genesi di Babbo Natale ha inizio con la figura storica San Nicola, il santo raffigurato con tre sacchi d'oro -o sfere- in mano, celebrato proprio nel mese di dicembre. Nato a Patara in Turchia, San Nicola visse nella Lycia del IV secolo, per poi divenire Vescovo di Myra in Asia minore. Nel 1087 un gruppo di marinai baresi organizzarono una spedizione a Myra con l'intento di trafugare i resti del santo dalla città, divenuta nel frattempo di fede musulmana. Lo scheletro di San Nicola venne così trasportato fino a Bari, che lo elesse come suo protettore, intitolandogli la basilica romanica nel cuore della città vecchia. San Nicola, suggerisce ancora la Crusca, era rappresentato vestito da Vescovo, dunque con l’abito rosso che poi resterà nella rivisitazione americana ad opera di Moore e, più tardi ancora, della Coca-cola. La sua venerazione è diffusissima sia in Oriente che in Occidente, ed è uno dei santi più popolari, di cui si narrano moltissime leggende che lo identificano come portatore di doni. Tra queste, una delle più famose è quella riportata da Dante Alighieri nella Divina Commedia. Nel XX canto del Purgatorio, nei versi 31-33, il poeta scrive: “Esso parlava ancor de la larghezza/ che fece Niccolò a le pulcelle,/ per condurre ad onor lor giovinezza”.

Dante e Virgilio si trovano nella V cornice del Purgatorio, all'interno della quale espiano le anime degli avari e prodighi: proprio qui, il poeta ascolta le anime ricordare due esempi di povertà e uno sulla proverbiale liberalità di San Nicola. Si racconta che, ancora giovinetto, il santo venne a sapere che tre figlie di un gentiluomo, caduto ormai in miseria, erano sul punto di essere prostituite dal padre stesso. Il santo decise allora di aiutare le giovani sventurate: per farlo, si servì di una finestra della loro casa, attraverso cui, per tre notti consecutive, lanciò di nascosto tre sacchi di monete che avrebbero costituito la dote delle ragazze. Ma la terza notte San Nicola trovò la finestra sbarrata: senza darsi per vinto, si arrampicò sul tetto e gettò l'ultimo sacco di monete attraverso il camino, restituendo alle tre giovani “pulcelle” una vita onorevole e dignitosa.