Stamani conferenza dei servizi sugli impianti eolici sul Giogo di Villore e Corella
Stamani conferenza dei servizi sugli impianti eolici sul Giogo di Villore e Corella
Si tiene questa mattina alle 10 la seconda seduta della conferenza dei servizi sull’ipotesi di realizzazione dell’impianto eolico sui crinali del Giogo di Villore e di Corella. La conferenza si è riunita la prima volta in marzo, registrando i pareri di molti degli attori coinvolti (la soprintendenza di Firenze aveva posto precisi paletti per il superamento del suo dissenso). Nel frattempo la ditta proponente Agsm, il 16 aprile ha presentato un nuovo documento sul monitoraggio dell’avifauna, suscitando anche alcune polemiche. di Riccardo Benvenuti Eolico sì, eolico no? Ne parliamo con Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente partendo da una breve riflessione sul ministero per la...

Si tiene questa mattina alle 10 la seconda seduta della conferenza dei servizi sull’ipotesi di realizzazione dell’impianto eolico sui crinali del Giogo di Villore e di Corella. La conferenza si è riunita la prima volta in marzo, registrando i pareri di molti degli attori coinvolti (la soprintendenza di Firenze aveva posto precisi paletti per il superamento del suo dissenso). Nel frattempo la ditta proponente Agsm, il 16 aprile ha presentato un nuovo documento sul monitoraggio dell’avifauna, suscitando anche alcune polemiche.

di Riccardo Benvenuti

Eolico sì, eolico no? Ne parliamo con Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente partendo da una breve riflessione sul ministero per la Transizione ecologica.

"Il nuovo ministero può essere una grande opportunità per superare i problemi e le barriere che ancora incontrano nel nostro Paese gli interventi che dovrebbero aiutarci a cogliere i vantaggi della transizione ecologica, bloccati spesso proprio da una separazione di competenze tra tutela e sviluppo, che devono essere superati per trovare le soluzioni più efficaci di integrazione nei territori".

Centrali, quindi, gli interventi sull’energia pulita.

"Le fonti rinnovabili sono la grande scommessa che l’Europa ha messo al centro del proprio rilancio e cambiamento dei prossimi decenni. Come Legambiente siamo impegnati perché anche in Italia si scelga questa strada creando opportunità nei territori di sviluppo locale".

Zanchini, entriamo nel merito del progetto del Mugello.

"Abbiamo partecipato a tutte le fasi dell’inchiesta pubblica; personalmente ho seguito le riunioni come il presidente regionale Fausto Ferruzza. Abbiamo portato proposte, chiesto approfondimenti, perché questa è la sfida per ogni progetto: entrare nel merito e capire se e come può essere migliorato attraverso un confronto trasparente. È l’unica strada per contrastare da un lato chi è contrario a ogni progetto, anche quelli da rinnovabili, e invece chi vuole portare avanti solo un approccio speculativo". Sull’argomento non sono mancate le critiche.

"L’inchiesta pubblica ha permesso di chiarire gli impatti del progetto e gli approfondimenti che la società proponente dovrà risolvere, in particolare rispetto al rischio idrogeologico e a come ridurre la visibilità di alcune torri, altre richieste venute dal confronto. Aggiungo anche rispetto al valore aggiunto che l’intervento può portare, di creazione di sentieri e valorizzazione del territorio a fini turistici, che si è parlato anche di banda larga e azionariato popolare".

Si tratta di un luogo adatto?

"In Toscana non sono molti i territori in cui l’eolico può essere sviluppato perché esiste la risorsa vento e si possono realizzare impianti integrati nel paesaggio. Il Giogo è uno di questi e l’augurio è che si risolvano i punti aperti dal confronto e che in parallelo si comprenda come dobbiamo accelerare sulle rinnovabili e l’efficienza. Per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici ma anche perché ci conviene, possiamo ridurre la spesa energetica e autoprodurci l’energia grazie alla prospettiva che si apre con le comunità energetiche".

Cosa risponde a chi dice ‘bene l’eolico, ma non vicino a casa mia’?

"È normale e giusto che si difenda la qualità e identità del territorio in cui si vive. Le ‘sindromi nimby’ si possono superare proprio con un confronto pubblico, in cui a tutti sia data la possibilità di chiedere chiarimenti, approfondimenti. Nessuno ha da guadagnare fermando ogni progetto: ci ritroveremmo in pochi decenni in un mondo sempre più invivibile per l’impatto dei cambiamenti climatici".