Il futuro dello stadio Franchi: c’è la firma sui lavori, ma ballano 100 milioni. Alla fine chi pagherà?

Ufficiale l’assegnazione della riqualificazione alle ditte Cobar e Sac. Rimane ancora da decidere dove la squadra andrà a giocare e chi pagherà le spese in caso i cantieri durino più lungo del previsto

Il rendering del progetto per il nuovo stadio che sarà costruito

Il rendering del progetto per il nuovo stadio che sarà costruito

Firenze, 30 dicembre 2023 – Adesso c’è l’ufficialità: l’intervento per la riqualificazione dello stadio Artemio Franchi è stato assegnato al raggruppamento temporaneo di imprese che vede come capofila le società Cobar e Sac. L’importo netto dell’appalto, si legge in una nota di Palazzo Vecchio, è di poco più di 90 milioni di euro, oltre Iva. Cobar e Sac hanno ottenuto un punteggio complessivo di 86,662, mentre la concorrente dall’impresa Cds S.p.a. si è fermata a 80,500. Per la firma del contratto, invece, ci sono ancora a disposizione 45 giorni, che il Comune con molte probabilità sfrutterà tutti.

Il (primo) dado è dunque tratto. Poi partirà la sfida per cercare di ottenere la copertura finanziaria totale dell’opera. I primi lavori sono infatti coperti per circa 151milioni euro e ne mancano circa altri 100 (almeno) per disegnare il Franchi del futuro. Un gioco di incastri, che vede ’ballare’ 55milioni (ai quali secondo la Fiorentina dovrebbe pensare l’amministrazione), e altri 40-45 per le opere di rifinitura interna, non contemplate nel bando per l’assegnazione dei lavori.

Chi paga? Il nodo gordiano è proprio questo. Il club era (adesso sembra fare retromarcia) disposto ad occuparsi dei lavori di finitura interna, a patto poi che le spese di concessione annuali fossero contenute. Anche perché adesso le condizioni che può strappare la Fiorentina sono diverse rispetto al passato, o con un project financing (ovvero una forma di finanziamento delle opere pubbliche o di pubblica utilità, fondata sull’utilizzo di risorse alternative a quelle statali e sul coinvolgimento di soggetti privati) o con una concessione a lungo, lunghissimo, termine. A Palazzo Vecchio vedrebbero di buon occhio invece che il club si accollasse tutti i 100 milioni in cambio di una lunga concessione e un canone formale.

Ma l’urgenza principale per i dirigenti viola resta quella di stabilire dove la squadra andrà a giocare la prossima stagione. Saltata l’ipotesi Castellani, sempre più debole l’alternativa al Padovani, l’idea di traslocare a Modena o a Cesena è osteggiata da tutti: giocare fuori significherebbe per la società perdere 10 milioni di ricavi annui).

La Fiorentina vuole assolutamente restare al Franchi: alla società non dispiacerebbe continuare a giocare pur a capienza limitata al Franchi durante i lavori, ma resta da superare lo scoglio del 2026, anno inderogabilmente previsto come fine dei lavori per ottenere i finanziamenti. Per spostare il termine del 2026 previsto dal Pnc, piano nazionale complementare (un allegato del Pnrr), c’è bisogno di un’azione governativa d’accordo con Bruxelles. Ma soprattutto servono più soldi, in quanto più tempo di cantierizzazione e lavori si traduce in costi maggiori da sostenere che, stando alle prime indiscrezioni, ammonterebbero a decine di milioni di euro. Anche in questo caso, però, la domanda è una: chi paga?

Nodi da sciogliere che società e Comune hanno già posto all’attenzione del ministro dello Sport, Andrea Abodi . Le parti si sentono e si mandano messaggi in codice, ma la soluzione definitiva sembra ancora un miraggio lontano.

P.M.

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