Lo stadio Artemio Franchi
Lo stadio Artemio Franchi

Firenze, 13 settembre 2021 -  Una Fiorentina ambiziosa, che si è molto rafforzata durante la campagna acquisti e che si affida a un grande bomber, è pronta per un nuovo stadio dove esprimere le proprie aspirazioni nel calcio che conta. E’ questo lo scenario che si vive all’inaugurazione dell’impianto del Campo di Marte, il 13 settembre 1931, giusto 90 anni fa. Un’opera avveniristica, realizzata tra il 1930 e il 1932 su progetto di Pierluigi Nervi, fortemente voluta dal munifico fondatore e presidente viola, il marchese Luigi Ridolfi. Esempi di architettura di avanguardia sono la pensilina senza sostegni intermedi, le scale elicoidali e la torre di Maratona. Intitolato prima al fascista Giovanni Berta e poi diventato Stadio Comunale, con una delibera di Palazzo Vecchio del novembre 1991, l’impianto è intitolato ad Artemio Franchi, grande dirigente sportivo.

In quel 13 settembre di 90 anni fa, la partita inaugurale tra Fiorentina ed Admira Vienna comincia con il lancio del pallone dal cielo da parte dell’aviatore Vasco Magrini dal suo biplano “Ciabatta“. La sfida finisce 1-0 per i viola e a segnare è il bomber Pedro Petrone, campione del mondo con l’Uruguay. E’ lui il simbolo delle ambizioni della squadra gigliata che si appresta a disputare il suo primo campionato in Serie A.
Quella partita, però, è preceduta da un’altra amichevole, il 10 settembre, contro il Montevarchi: finisce 6-0 per i viola e vede Petrone segnare quattro reti. In realtà, però, la gara con il Montevarchi è destinata a passare alla storia per un altro episodio. Prima della partita, infatti, tutti i giocatori fanno il saluto fascista. Tutti, tranne uno: Bruno Neri, un gesto non fatto che viene immortalato da una celebre foto. Alcuni storici obiettano che in altre occasioni le foto del pre-partita mostrano Neri salutare “romanamente“, ma il coraggio dimostrato in quell’occasione va sottolineato anche alla luce del successivo impegno di Neri nella Resistenza: l’ex viola troverà la morte in uno scontro a fuoco contro le SS sull’Appennino.

Tornando alla nascita dello stadio, se questo impianto è legato al nome del progettista Nervi, un ruolo centrale è quello di Ridolfi. "Ridolfi – spiega Massimo Cervelli, vicepresidente del Museo Fiorentina – si era impegnato per la realizzazione di un nuovo stadio della Fiorentina fin dall’estate 1928. Avrebbe dovuto sorgere alle Cascine sul prato del Quercione, ma il progetto venne bocciato e fu scelta la zona del Campo di Marte. Il terreno era parte del demanio militare e le autorità concessero le autorizzazioni per la costruzione. A quel punto il marchese affidò la realizzazione dell’opera a Nervi, con l’obiettivo di costruire un impianto “capolavoro”. I lavori cominciarono nel 1930, tanta era la sicurezza di riuscire a portare la Fiorentina in Serie A per il campionato 1931-32. Il Comune di Firenze gestì e finanziò la costruzione, ma con l’intervento economico complementare e decisivo del marchese Ridolfi che utilizzò le fattorie di Vitigliano e di Verrazzano per ottenere prestiti sufficienti a completare la costruzione dello stadio".